martedì, 19 Gennaio 2021

Trasporto aereo: Sult, la crisi Volare specchio del settore

Le istituzioni devono decidere se il settore è strategico per il Paese o no

”Se ancora qualcuno non vuole comprendere che la crisi del trasporto aereo in Italia è strutturale, la situazione di Volare è l’ultimo esempio di ciò che vuol dire far volare una compagnia aerea in Italia”. Ad affermarlo, commentando la crisi di Volare, è il Sult. ”Dopo la chiusura di quasi venti vettori (Minerva, Gandalf, Azzurra, Air Sicilia, ItalAir, Federico II, ecc.), la crisi di Alitalia e la situazione sicuramente non positiva di Air One e Meridiana – continua il Sult – Volare si trova in una situazione fallimentare. Ciò che questo sindacato denuncia inascoltato da anni, sta producendo disastri su disastri”. Secondo il Sult ”la crisi non deriva dal costo del lavoro e dalla sua flessibilità: queste compagnie che sono fallite avevano personale giovane, a bassissimo costo, per lo più precario, super-sfruttato, che lavorava in modo più che flessibile. La crisi non deriva dagli assetti societari: queste compagnie che sono fallite avevano una struttura societaria semplice, essenzialmente costituita dall’attività di volo, senza sovrastrutture, con servizi tutti esterni e/o appaltati’. Queste motivazioni – sostiene il sindacato – sono quelle portate avanti un pò da tutti per giustificare i gravi provvedimenti presi su Alitalia, rispetto a licenziamenti e ‘spezzatino’ societario. Mentre invece, alla base delle crisi del settore c’è che ”il mondo politico ed istituzionale non ritiene che questo settore sia strategico per il Paese ed è più attento alla tutela di interessi specifici che non alla riforma dell’intero settore”. Inoltre ”la fortissima liberalizzazione avvenuta in questi anni ha trovato nei maggiori Paesi Europei (quelli che credono nella strategicità del trasporto aereo) una difesa del ‘sistema Paese’, attraverso accorpamenti, aiuti diretti ed indiretti ai vettori di riferimento, una politica delle infrastrutture adeguata, un forte indirizzo istituzionale e politico nel definire ed indirizzare gli investimenti. In Italia tutto ciò non è avvenuto”. Nel nostro Paese infatti – secondo il Sult – ”l’Autorità della Concorrenza si è distinta per annientare qualsiasi possibilità di aggregazione, le infrastrutture sono evanescenti, i finanziamenti sugli aeroporti non seguono una logica coerente con un disegno ed un indirizzo politico preciso e vengono fatti a pioggia, spesso tenendo conto della provenienza di politici da un collegio elettorale o l’altro”. La concorrenza che deriva da queste che il Sult definisce ”storture politiche, economiche ed istituzionali” produce, per il sindacato, la ‘nuova compagnia’ che ha costi
sempre minori di quella che l’ha preceduta, che di fatto mette in crisi chi a sua volta aveva messo in crisi la compagnia precedente, che produce effimere riduzioni sulle tariffe, limitate nel tempo, che sono accolte da tutti (anche le
associazioni degli utenti) come positive, e che invece distruggono il mercato italiano. Risultato – conclude il Sult – è che ”il cannibalismo industriale non ha limiti, le compagnie nascono come funghi con la logica del ‘prendi i soldi e chiudi’ e il lavoratori ne pagano le maggiori conseguenze. Sarebbe ora che di tutto ciò ne prendessero coscienza le forze politiche (di maggioranza e di opposizione), le istituzioni e l’opinione pubblica, per rimettere in moto un motore economico che serve al Paese. L’alternativa è la chiusura definitiva dell’industria del trasporto aereo in Italia, con tutte le conseguenze che ne derivano”.

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