domenica, 24 Ottobre 2021

Turismo estremo, lavori forzati nel gulag di Tito

Gli operatori croati puntano su queste stranezze per rilanciare l’Isola Calva

Trascorrere le vacanze da ‘prigioniero politico’ stando tutto il giorno al sole ai lavori forzati. Questa l’idea di un gruppo di operatori turistici per il rilancio dell’Isola Calva, nell’Adriatico croato, che negli anni Cinquanta era stata il gulag per gli oppositori del regime comunista del maresciallo Tito. ”Volete rivivere le torture alle quali erano sottoposti i prigionieri politici sull’Isola Calva? Venite, pagate e vi sarà dato un ‘trattamento completo”’, spiega la sua idea di ‘turismo estremo’ Josip Modric, autore del progetto offerto alle autorità locali per lo sviluppo del turismo sull’isola. Se verrà realizzato i turisti, in base alla loro preparazione fisica, potranno anche scegliere tra vari ‘programmi di prigionia’. Quello più facile, ha spiegato
Modric, non richiederebbe troppi sforzi, mentre chi pagherebbe il pacchetto più estremo di giorno si ”ammazzerebbe dal lavoro e di notte starebbe in isolamento”.
Gli operatori turistici, oltre a fare le guardie, sarebbero anche incaricati a controllare lo stato di salute dei prigionieri a pagamento che dovrebbero interrompere il programma se si dovessero trovare al limite delle forze. Una o due settimane di lavori forzati, sveglia all’alba, trasporto di carichi pesanti, dieta carceraria, tute a strisce, letti duri in piccole celle per ottenere alla fine un diploma di aver passato la tortura di uno dei lager più malfamati dell’est comunista. Sembra un po’ cinico ma, uno degli ex prigionieri, Vladimir Bobinac, 82 anni, che sull’Isola Calva ha trascorso più di due anni si è detto entusiasta: ”Sono sicuro che ci sarebbero delle persone interessate a trascorrere le vacanze in questo modo, e noi ex detenuti potremmo fare le guide
turistiche”. Secondo alcune stime degli storici dal 1949 al 1956 circa 30.000 prigionieri politici di tutte le etnie della ex Jugoslavia passarono per le prigioni del Goli Otok, costretti ai lavori forzati, e quasi 4.000 vi morirono, per stenti e torture. Il penitenziario, dal 1956 destinato a detenuti comuni, autori di crimini più gravi, fu definitivamente chiuso solo nel 1989 e sull’isola furono ammessi per la prima volta i civili. Da allora le autorità locali cercano il modo migliore per valorizzare economicamente l’isola.

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