venerdì, 16 Aprile 2021

Turismo, in crisi il Mediterraneo

Secondo un rapporto dello Iemed e’ necessaria una politica comune

E’ in crisi il turismo nell’area Mediterranea. Lo afferma il rapporto 2005 dell’Istituto Europeo del Mediterraneo (Iemed), che ha registrato un vertiginoso calo del numero di turisti nella zona. L’indagine individua due cause fondamentali della crisi. Innanzitutto, la mancata coincidenza tra l’offerta e la domanda delle destinazioni. In secondo luogo, la necessita’ di un rinnovamento delle infrastrutture relative ai pacchetti “sole, mare e spiaggia”.
Lo Iemed evidenzia anche che nella classifica dei Paesi che quest’anno hanno guadagnato di piu’ dall’industria turistica se ne trovano soltanto cinque dell’area Mediterranea: Italia, Spagna, Francia, Turchia e Grecia. Mentre al primo posto si piazzano gli Stati Uniti. Secondo il rapporto, inoltre, negli anni Cinquanta, i luoghi esotici del Mediterrano erano maggiormente preferiti rispetto al periodo seccessivo agli anni Novanta, quando il turismo di massa si e’ spostato nelle citta’. Alle mete classiche come Parigi e Londra, si sono aggiunte Barcellona, Milano, Berlino, Roma, Amsterdam, Bruxelles, Praga, Budapest e San Pietroburgo. Ma l’orientamento piu’ recente dei turisti e’ quello di riscoprire le aree rurali e le montagne, che stanno quasi sostituendosi al mare. Inoltre, se negli anni Novanta le coste del Mediterraneo sono state penalizzate dalla guerra nei Balcani, oggi gli stessa area balcanica, insieme alla Turchia e ai Paesi arabi tradizionali, stanno emergendo come localita’ turistiche a basso costo. La loro crescita contemporaneamente penalizza le mete tradizionali. Ma tra le due tipologie non ci puo’ essere competizione, afferma lo Iemed, perche’ prezzi e qualita’ dei servizi, sono molto diversi e determinano una richiesta di mercato differente.
In conclusione, l’analisi dell’istituto sottolinea la necessita’ di sviluppare il turismo nelle zone costiere del Mediterraneo, creando un numero maggiore di spazi aperti e favorendo l’integrazione fra le strutture balneari e quelle cittadine in modo da offrire maggiori incentivi al turista e attrarre maggiori investimenti. Ma per lo Iemed affinche’ cio’ avvenga e’ necessaria soprattutto l’adozione di una politica del turismo comune nel Mediterraneo.

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