lunedì, 30 Novembre 2020

Unioncamere, 16 milioni gli italiani in vacanza a Natale

Torna a tirare il viaggio all’estero, scelto dal 37% degli intervistati

Per le vacanze natalizie si risveglia l’industria del turismo che registra segnali positivi nonostante la crisi. Lo rileva un’indagine di Unioncamere secondo la quale più di 16 milioni di italiani (circa il 33%) ha intenzione di andare in vacanza entro gennaio 2003 e 8,5 milioni di questi ha intenzione di partire. Per le vacanze di Natale e per il Capodanno a partire saranno soprattutto gli abitanti dei grandi centri urbani e i più giovani (il 50% di coloro che viaggeranno hanno un età compresa tra i 15 e i 34 anni). I dati dell’indagine mostrano però un cambiamento delle inclinazioni del turista italiano. Dopo al crisi legata ai tragici eventi dlel’11 settembre l’estero ritrova appeal per il 37% degli intervistati (nel 2001 la quota degli intenzionati ad andare all’estero era pari al 16,9%). Ad avere la meglio saranno le destinazioni europee (63%) in particolari le capitali di Francia e Spagna (che assorbono il 18,4% delle preferenze), l’Africa (14%, Egitto in testa) e l’Asia (3,7%). Ma, soprattutto, l’inverno dovrebbe portare fortuna agli Stati Uniti, meta prevista per il 4,5% delle partenze verso l’estero (nel 2001 gli intenzionati a partire per gli Usa erano soltanto l’1% e quest’estate il Paese e’ stato scelto solo dallo 0,2%). L’Italia, comunque, rimane la destinazione preferita dai nostri connazionali. Il 65,1% di quelli che trascorreranno in vacanza le festività natalizie, infatti, sceglierà una località italiana, con una predilezione per le città d’arte della Toscana e del Lazio e per la montagna del Trentino e della Lombardia. Analizzando i dati della stagione estiva 2002 si vede che qualcosa comunque sta cambiando nei comportamenti generali del turista italiano. In particolare si conferma il trend registrato nel 2000 verso una moltiplicazione delle vacanze brevi a fronte di una riduzione della durata media della vacanza considerata principale (cioè la vacanza estiva). Nel 2000 la media delle ferie lunghe era di 16 giorni; nel 2002 è pari a 13 giorni. Fatto 100 il totale delle vacanze effettuate questa estate il 40% (scelte da quasi 20 milioni di turisti) si deve a periodi lunghi di almeno 4 notti in una località italiana, il 12% all’estero (pari a oltre 6,6 milioni di italiani), ma il 46% delle vacanze (pari a 10,5 milioni di persone) si deve a periodi di sole 3 notti in Italia e e il 2% ad analoghi periodi all’estero (pari a poco più di un milione di persone). Se le vacanze diventano più brevi, aumenta però il numero di chi va in vacanza piu’ volte nel corso dell’anno. Se, in generale, il 49,9% ha concentrato la vacanza in un solo periodo e il 21% ha effettuato due periodi di vacanza. Il 2002 ha visto crescere la tendenza di chi va in vacanza almeno 3 volte, tanto che un 19% di fortunati si concede da 4 a 10 soggiorni. Quanto all’identikit del turista italiano medio, i consumatori tipo della vacanza si confermano gli italiani residenti nel Nord-Ovest (63,5%), seguiti da quelli del Nord-Est (57,6%) cui si deve anche il maggior numero di vacanze all’estero. Secondo le più recenti stime il settore turismo incide globalmente per il 6% sulla ricchezza nazionale prodotta. Secondo una rilevazione Unioncamere-Istituto di ricerche economiche Guglielmo Tagliacarne, il solo settore degli alberghi e della ristorazione contribuisce per il 3,6% al valore aggiunto nazionale, il che corrisponde a una ricchezza prodotta di quasi 39 mila milioni di euro. In alcune aree, però, l’incidenza del settore è fondamentale per l’economia locale. E’ il caso del Trentino Alto Adige, dove il turismo produce l’11,5% della ricchezza regionale. E’ da notare che le economie maggiormente legate a questo settore appaiono quelle delle regioni del Nord-Est (5,0%) e del Centro (3,8%), mentre il Mezzogiorno e le Isole, terre considerate naturalmente vocate allo sviluppo del settore, traggono da esso solo il 3,1% del proprio valore aggiunto. Stupisce in questa lettura il dato riguardante la Sicilia e la Sardegna, la cui ricchezza prodotta si deve, rispettivamente, solo per il 3,0% e per il 4,3% al turismo.

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