sabato, 27 Novembre 2021

Unionturismo, adeguiamo l’Iva ai Paesi mediterranei

In Italia rimane ancora 2-3 punti percentuali al di sopra della media dei principali competitors

Per dare maggiore slancio al turismo è necessario anche ridurre i costi di gestione degli esercizi rivedendo i prezzi e le tariffe, svolgendo così una significativa capacità di attrazione. Lo chiede Unionturismo, l’organizzazione presieduta da Gianfranco Fisanotti alla quale aderiscono quasi tutti gli enti pubblici e privati attivi nell’ informazione e nella ricezione turistica. Ma Unionturismo osserva che ”in Italia l’ imposizione dell’Iva è mediamente del 10% (con punte anche del doppio) sul ricettivo, la ristorazione e la caffetteria”. Ed il vice presidente vicario, Cesare Mulè, porta alcuni esempi: ”In Grecia è dell’ 8% e in Spagna del 7% e riferisco soltanto la situazione fiscale di Paesi mediterranei, dove il confronto è giocato sulla stessa tipologia di richiamo (turismo culturale o d’ arte). Nell’ Europa continentale il livello è decisamente inferiore a quello italiano in Belgio, Olanda, Portogallo, Svizzera e Lussemburgo dove però giocano altri fattori finanziari”. Secondo Unionturismo, che da oggi partecipa a Siderno (Reggio Calabria) all’ assemblea nazionale delle pro loco, ”dove maggiori sono la concorrenza e la pluralità di opportunità l’Italia (e particolarmente il Mezzogiorno) è svantaggiata malgrado ogni cura sia posta dalle Regioni per promuovere i flussi di visitatori e turisti e per ammodernare le strutture ricettive”. Aggiunge Fisanotti: ”Il problema di un allineamento esiste ed è stringente. I ministeri competenti (Finanza ed Infrastrutture) debbono occuparsene rimovendo eccessivi e dannosi fiscalismi peraltro indici di condizioni di disparità”.

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