giovedì, 24 Settembre 2020

Unionturismo, il rilancio può venire dal Meridione

Per farlo bisogna togliere prima tutti quei

L’ Europa mediterranea deve attivarsi ed attrezzarsi ed il Sud Italia ”deve offrire il suo patrimonio mondato da legacci fiscali troppo stretti”. E’ la ricetta che l’ Unionturismo suggerisce per rilanciare il turismo nel nostro continente, Italia compresa, che deve fare i conti con la drammatica instabilita’ del Medio Oriente, la quale ”determina consistenti modifiche dei flussi turistici”. L’ Ufficio di presidenza di Unionturismo, organismo cui aderisce la quasi totalità degli enti pubblici e privati attivi
nell’ accoglienza e nell’ informazione turistica, si è riunito ad Aosta, in preparazione dell’ Assemblea nazionale delle Pro loco in programma nel mese di ottobre a Siderno (Reggio Calabria). Nel corso dei lavori è stata approvata la relazione del vicepresidente vicario, Cesare Mulè, sullo stato di salute dell’ industria turistica italiana. Il relatore ha preso spunto dal fatto che oggi ”la pratica del turismo appare più complicata per l’ intervento di molteplici fattori attrattivi ed una maggiore accuratezza delle prestazioni richieste dell’utente-cliente”. Per UnionTurismo, i fattori attrattivi ”sono soprattutto la qualità del prodotto che comporta sempre di più il localismo, il peculiare, quel quid che i viaggiatori ‘romantici’ chiamavano esotismo, la convenienza del prezzo e delle condizioni delle prestazioni, la tutela del fruitore e quindi la trasparenza delle condizioni e delle tariffe, la cortesia personalizzante, la sicurezza in senso lato come disponibilità di presidi sanitari, ordine pubblico, facilità
di rimessaggio di mezzi ed agevolezza della loro manutenzione e riparazione, rinnovo scorte”. Una esigenza questa del mercato che, per il presidente Gianfranco Fisanotti si scontra ”con l’ impossibilità da parte degli operatori di reinvestire nell’ azienda a causa anche della disparità di pressione fiscale che il nostro comparto deve sopportare nei confronti di paesi concorrenti”. E nel chiedere la una riduzione dell’aliquota iva per tutto il comparto, UnioTurismo sottolinea che ”una minore pressione fiscale darebbe agio all’impresa di riversare quote finanziarie atte a garantire l’ottimizzazione delle prestazioni e dei servizi, nonché fronteggiare meglio le insidiose concorrenze”. In tal senso UnioTurismo ha sollecitato il Governo, in fase di predisposizione della Finanziaria di tenere conto della valenza che ha l’industria turistica nell’ economia italiana in termini di pil e occupazione diretta ed indiretta.

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