United Airlines guarda Oltreoceano

Per riemergere dalla bancarotta si punta ad Asia ed Europa

La riemersione di United Airlines
dalla bancarotta in cui è caduta nel dicembre del 2002, passa
anche per l’Asia ed Europa. La compagnia aerea guidata da Glen
Tilton guarda Oltreoceano per sistemare i propri conti e
rilanciare la propria attività malgrado i pesanti costi per il
carburante imposti dal rinnovato caro-petrolio.
Secondo quanto previsto in un nuovo piano di sviluppo,
l’azienda americana incrementerà la propria presenza fuori
dagli Stati Uniti – in particolare in Europa, Asia e America
Latina – portando la propria capacità dal 35% attuale al
41%.
Una mossa destinata a rendere l’azienda maggiormente
competitiva sulle rotte internazionali (United è già il
vettore statunitense più attivo all’estero in termini di
traffico) e a ridurre l’impegno sul mercato domestico invaso,
negli ultimi tempi, dalle compagnie aeree a basso costo.
Entro marzo – così riporta il Wall Street Journal – United
Airlines punta a snellire la flotta principale operativa negli
Stati Uniti (portandola a 455 velivoli dai 523 di agosto)
mentre, per la fine del 2005, mira a portare l’attuale
percentuale di ricavi garantiti dal mercato estero, pari al 46%,
al 55%.

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