giovedì, 20 febbraio 2020

United Airlines, “profondo rosso” nei conti

In netto calo i passeggeri. Il 18 marzo il picco di –15%

United Airlines, la seconda compagnia aerea degli Stati Uniti in bancarotta dallo scorso dicembre, ha annunciato una perdita netta pari a 367 milioni per
il mese di febbraio, prima che scoppiasse la guerra in Iraq. Nonostante la cifra negativa, l’azienda – costretta dalla legge fallimentare americana a comunicare i propri dati mensilmente – si è detta pronta ad affrontare ”le sfide” che il conflitto in Medioriente le porrà di fronte con i prevedibili ulteriori cali contrassegnati dalla diminuzione della clientela in viaggio. L’annuncio dei risultati finanziari, da parte di United, segue quello fatto ieri da Delta Airlines, secondo la quale la perdita del primo trimestre fiscale sarà decisamente ”più ampia” rispetto a quella di 397 milioni di dollari archiviata
nel medesimo periodo dello scorso anno. Registrati bilanci in rosso per la prima parte dell’anno, il futuro non prospetta niente di buono per le società dei
cieli. Nel mese di marzo il traffico dei passeggerei è sceso, in media, del 10% rispetto a dodici mesi prima (con una punta del -15% il 18 di marzo, giorno di avvio del conflitto iracheno) e, con la prosecuzione delle ostilità nel Golfo Persico, non si escludono ulteriori flessioni. Per fare fronte alle difficoltà (e risparmiare sulle spese) le compagnie aeree sono corse ai primi ripari: Delta Airlines ha annunciato una riduzione dei voli pari al 12% a causa del crollo delle prenotazioni dopo l’avvio della guerra irachena, Northwest ha tagliato le rotte del 12% mentre United ha deciso di eliminare il 6% dei voli così come America Airlines. Tutte, infine, aspettano di vedere come si svilupperà la
vicenda degli aiuti finanziari da parte dell’esecutivo statunitense auspicati dal capogruppo repubblicano al Senato, Bill Frist ma non ancona chiari nella loro entità. Questa, secondo gli esperti del settore, non dovrebbe essere particolarmente pesante dopo le perplessità espresse sia all’interno del Congresso che all’interno dello staff della Casa Bianca sui finanziamenti da indirizzare ai vettori americani.

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