venerdì, 22 Ottobre 2021

Venti di guerra, le compagnie aeree corrono ai ripari

Voli confermati per le “arabe”, molti cambiamenti tra le “europee”

La Guerra sembra ormai alle porte e le maggiori compagnie aeree internazionali che operano in Medio Oriente e nei Paesi del Golfo stanno già attuando i piani d’emergenza approntati da settimane per far fronte alla crisi e volare con sicurezza. La britannica British Airways ha ormai da diverso tempo cancellato i propri voli per il Medio Oriente e il Golfo, mentre l’elvetica Suisse, l’austriaca Austrian, la belga Belgian, la greca Olympic insieme con altre compagnie europee hanno ridotto drasticamente la frequenza dei propri collegamenti. Da parte loro le compagnie dell’area interessata al possibile conflitto come la Emirates, la Saudia, la Gulf Air e la Qatar Airways non
hanno annunciato fino ad oggi alcuna modifica dei propri collegamenti. La compagnia di bandiera cipriota Cyprus Airways ha reso noto che manterrà i voli da Larnaca verso Beirut e Damasco in ogni situazione. Gli addetti ai lavori nutrono comunque molti dubbi su tale decisione ed attendono gli sviluppi degli eventi per verificarla. La ‘prima della classe’ in termini di scelte operative di emergenza è ritenuta, dagli stessi analisti, la giordana Royal Jordanian che con tempestività ha trasferito all’ aeroporto Venizelos di Atene 11 dei propri velivoli ed ha, al tempo stesso, organizzato un servizio di navetta che collega Amman ad Atene per dare la possibilità ai propri passeggeri di partire dalla capitale greca verso tutte le destinazioni servite normalmente dalla compagnia di bandiera giordana in condizioni di completa sicurezza. Nel momento in cui dovesse scoppiare la guerra, riferiscono le fonti, la maggior parte delle compagnie aeree saranno costrette a scegliere tra due ‘modus operandi’ e cioè o cancellare completamente i propri voli per le aree a rischio in attesa che la situazione diventi più sicura, oppure ricorrere alle cancellazioni temporanee in virtù delle quali i voli possono essere annullati anche pochi minuti prima della partenza con l’impegno a ripianificare una nuova partenza entro poche ore in caso di notizie rassicuranti dalle zone interessate al sorvolo o all’atterraggio del velivolo. Quindi i passeggeri che desiderano volare durante il conflitto Usa-Iraq per destinazioni considerate a rischio dovranno armarsi di grande pazienza. Gli stessi analisti avvertono inoltre che durante il conflitto, a causa della cosiddetta guerra elettronica che speciali aerei militari Usa scatenerebbero per oscurare i sistemi radar nemici e disturbare i sistemi satellitari e di telecomunicazione dell’area, potrebbero verificarsi problemi di
navigazione e radiocomunicazione per gli aeromobili civili. Tali rischi, proseguono gli esperti, vanno da problemi di comunicazioni fra piloti e centri di controllo radar, all’oscuramento dei sistemi radar civili per il controllo del traffico aereo che potrebbero creare momentanei blackout nella identificazione radar dei velivoli civili da parte dei controllori di volo. Da qui deriva il rischio che gli uomini radar, non essendo in grado di vedere sullo schermo le tracce che identificano gli aerei, finiscano per lavorare al di sotto degli standard minimi di sicurezza. L’oscuramento per motivi strategico militari dei satelliti adibiti a telecomunicazioni potrebbe comportare, secondo le stesse fonti, momentanei problemi alla navigazione aerea, poiché verrebbero messi ”fuori uso i sistemi di navigazione satellitare Gps” (Ground Positioning Satellite System) installati su gran parte degli aerei di linea. Tali sistemi forniscono al pilota – grazie ad una triangolazione fra velivolo, terra e satellite – la sua esatta posizione con riferimento alle coordinate geografiche del posto ed indicazioni sulla rotta da seguire. Comunque il Gps non è l’unico sistema di navigazione disponibile e quindi il mancato funzionamento del sistema satellitare non dovrebbe creare grossi problemi ai piloti. Molte compagnie aeree che hanno collegamenti fra l’Europa e l’Estremo Oriente come Bangkok, Singapore, Hong Kong, Manila e Giakarta, concludono le fonti, hanno già riprogrammato le loro rotte di volo evitando il sorvolo dello spazio aereo eventualmente interessato al conflitto, scegliendo rotte alternative come quella che – attraverso Italia, Grecia, Turchia del Nord, Pakistan ed India – si ricongiunge con le rotte originalmente pianificate sull’Oceano Indiano.

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