Turismo lusso, Italia mercato più attrattivo d’Europa

ANSA/MATTEO CORNER NPK


L’Italia si conferma il principale hub europeo dell’hotellerie di lusso e rafforza la propria attrattività internazionale grazie al mix tra patrimonio culturale, paesaggistico ed eccellenza enogastronomica. È quanto emerge dallo studio presentato da Deloitte nel corso dell’evento “Luxury Hospitality Reloaded: Repositioning and Balancing Sustainability”, organizzato nella Galleria Deloitte di Milano con operatori alberghieri, investitori e rappresentanti del settore bancario.

Secondo l’indagine, circa il 60% degli investitori individua l’Italia come il principale polo europeo di attrazione e sviluppo del turismo di alta gamma nei prossimi tre anni. A trainare il comparto sono la crescente domanda di ospitalità luxury e rendimenti considerati superiori rispetto ad altri segmenti dell’hotellerie.

E le prospettive di crescita non riguardano soltanto città come Roma, Milano, Venezia e Firenze, ma anche borghi rigenerati, territori montani e nuove destinazioni emergenti. Tra le principali leve strategiche individuate dagli operatori, secondo l’analisi di Deloitte, spicca il food & beverage, considerato un elemento sempre più decisivo per differenziare l’offerta nel segmento luxury.

Oltre il 70% degli investitori e degli operatori prevede infatti investimenti dedicati a ristorazione, spazi gourmet e partnership con chef e marchi di riferimento. “La ricchezza e la varietà della cucina italiana rappresentano una leva competitiva fondamentale”, osserva Benedetto Puglisi, director real estate & hospitality di Deloitte.

Lo studio evidenzia inoltre come l’interesse si concentri soprattutto sulla riqualificazione di strutture esistenti e di edifici storici, apprezzati per il loro valore identitario ma spesso gravati da vincoli architettonici e conservativi. Tra gli ostacoli principali emergono invece la difficoltà di accesso ai capitali.

Inoltre, la sostenibilità diventa un fattore strategico e sempre più decisivo nella scelta delle strutture da parte dei clienti. Non a caso, oltre il 21% delle spese in conto capitale, nei progetti di riposizionamento luxury, viene oggi destinato a iniziative legate alla sostenibilità. Tra il 2024 e il 2025 il numero di strutture con certificazioni Esg è cresciuto del 22%, mentre il 73% dei viaggiatori vorrebbe che la propria spesa turistica producesse benefici concreti per le comunità locali. Le certificazioni Esg si stanno così trasformando in un requisito imprescindibile per competere sul mercato internazionale. Più che una scelta etica, vengono considerate un ‘passaporto di credibilità’ capace di attrarre clientela di fascia alta, investitori istituzionali e facilitare l’accesso ai finanziamenti.

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