Aeroporto di Catania chiuso, l’Etna erutta ancora: cosa fare
07 Agosto 2026, 09:20
L’aeroporto di Catania è chiuso fino alle 12 di oggi, venerdì 7 agosto. A causa dell’attività vulcanica dell’Etna, con l’emissione di una nube vulcanica dal cratere Voragine dell’Etna, e per le condizioni del vento, sono state disposte alcune limitazioni temporanee alle operazioni di volo: fino alle ore 12 gli arrivi dei voli sono temporaneamente sospesi, mentre le partenze sono regolarmente consentite, ma soltanto delle aeromobili già presenti nello scalo.
Per agevolare gli spostamenti dei passeggeri, Trenitalia ha predisposto collegamenti straordinari. I passeggeri dei voli interessati sono invitarti a recarsi alla stazione di Palermo Aeroporto, dove troveranno il treno straordinario senza fermate intermedie diretto a Palermo Centrale. Da lì è previsto un treno straordinario in partenza alle 9:15, con percorso via Messina e destinazione Catania, con 500 posti disponibili.
Sac, società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, invita a verificare sul sito di Trenitalia i vari aggiornamenti sui collegamenti ferroviari straordinari e i passeggeri a non recarsi in aeroporto se non dopo aver verificato con la compagnia aerea lo stato del proprio volo.
Ancora una volta la catena di disservizi si ripercuote sui passeggeri. Voli cancellati, riprogrammati, dirottati su altri scali, comunicazioni che arrivano a ridosso della partenza, itinerari che si trasformano in percorsi a ostacoli. Alcuni voli sono stati cancellati, altri spostati su Palermo o Trapani, nel tentativo di salvare almeno una parte dell’operatività. È un contesto in cui il vettore non ha responsabilità diretta. Un’eruzione vulcanica rientra nelle circostanze eccezionali previste dal Regolamento Europeo 261/2004, e per questo non scatta la compensazione pecuniaria. Ma la tutela del passeggero non si esaurisce qui.
Il Regolamento prevede infatti che, quando la compagnia non riesce a fornire assistenza adeguata, il viaggiatore possa ottenere il rimborso delle spese sostenute per raggiungere comunque la destinazione finale. È un diritto spesso ignorato, ma decisivo in situazioni come questa. Chi riceve una riprotezione fissata nei giorni successivi può decidere di non accettarla e organizzarsi da sé: acquistare un nuovo biglietto, partire da un altro aeroporto, prendere un autobus, un treno o un taxi per arrivare a Catania. Tutto ciò che serve è conservare la prenotazione originale e ogni ricevuta, scontrino o fattura che documenti le spese affrontate. Senza quella traccia, il rimborso diventa impossibile.
C’è poi il caso dei voli operati ma dirottati su altri scali. Anche qui la compagnia ha l’obbligo di assistere il passeggero nel completare il viaggio fino a Catania. Se questo non avviene, il viaggiatore può provvedere autonomamente e chiedere il rimborso successivo, sempre nel limite della ragionevolezza. Quindi niente soluzioni eccessive, niente costi sproporzionati rispetto alla situazione.
“I passeggeri che subiranno disservizi a causa dell’eruzione dell’Etna – spiega Felice D’Angelo, ceo di ItaliaRimborso – possono fare riferimento al Regolamento 261/2004. Se non vengono riprotetti, hanno diritto al rimborso di tutti i costi sostenuti per raggiungere Catania. È fondamentale conservare ogni ricevuta e ricordare che le spese devono essere ragionevoli”.