Anche turismo siciliano teme virus cinese. Picarella: no discriminazioni

Il coronavirus fa tremare anche il turismo siciliano. L’allarme arriva dagli albergatori.

“I pochi turisti che in questi giorni soggiornano a Siracusa – afferma Giuseppe Rosano, presidente di Noi Albergatori Siracusa – provengono dall’estremo Oriente: cinesi e coreani in particolare. Preoccupa e non poco la significativa propagazione dell’epidemia anche negli Stati Uniti, in Australia e in molti altri paesi del mondo e temiamo che la conseguente frenata dell’economia possa determinare il rallentamento delle prenotazioni perfino in quei paesi che non hanno registrato casi di contagio. Se, in tempi brevi, le organizzazioni sanitarie non saranno in grado di porre un argine al dilagare di tale fenomeno, oltre a molte rinunce a mettersi in viaggio di queste ultime ore, i potenziali turisti saranno indotti a posticipare a data da destinarsi la programmazione delle proprie vacanze e il comparto turistico naturalmente non uscirà indenne da questa grave emergenza”.

Dello stesso avviso anche il presidente di Federalberghi Francesco Picarella: “Il contraccolpo per il turismo è stato immediato. Tante le cancellazioni, disdette, paure e penali a seguito della diffusione del Coronavirus, soprattutto considerando che quello cinese è un mercato importantissimo sia per grandezza che per spesa”.

Picarella ricorda anche agli operatori turistici che “non si può chiedere il certificato medico ai clienti che entrano in azienda, per di più discriminandoli in ragione dell’etnia o della nazionalità”. “Se arriva in albergo qualcuno visibilmente affetto da sindromi respiratorie – sottolinea – gli si può semplicemente proporre di rivolgersi ad un medico e, se si astiene dal farlo, avvisare le autorità. Si sconsiglia vivamente le cancellazioni preventive in considerazione del rischio di attivare un clamoroso boomerang mediatico, oltre che fuori legge. Secondo gli esperti, non c’è motivo di allarme – conclude – e la principale misura precauzionale consiste nel lavarsi le mani. Evitiamo di alimentare allarmismi, che finirebbero solo per ritorcersi verso la destinazione”.

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