mercoledì, 19 Gennaio 2022

Palermo protagonista su Netflix grazie alla serie di Ficarra e Picone

C’è stato un omicidio “eccellente” in via Sammartino (nella fiction via Dante) a Palermo. E siccome i sospettati sono Salvo Ficarra e Valentino Picone, la commedia degli equivoci è servita. Già, perché è questa, più che un noir come lo vorrebbero spacciare sin dalla sigla di testa, “Incastrati”, la serie in 6 episodi diretta, oltre che interpretata, dal duo comico siciliano, in onda su Netflix dall’1 gennaio e che la redazione di Travelnostop ha visto in anteprima.

Al centro della storia – distribuita in 200 paesi in tutto il mondo dal 27 gennaio – due tecnici della tv, Salvo e Valentino, amici da sempre, che rimangono coinvolti nelle vicende di un assassinio. Cercando di scappare dalla scena del crimine, i due si mettono sempre più nei guai in un crescendo di eventi che li porterà addirittura a dovere fare i conti con la mafia.

A fare da splendido correlato il panorama, figlio anche delle scelte di luce del direttore della fotografia Daniele Ciprì. Ed ecco così che, oltre al lato urbano interno di Palermo – dove prevale l’area residenziale del centro storico – vediamo Salvo e Valentino girare ai Cantieri culturali della Zisa, così come all’Arenella. E ancora Capaci e Carini, oltre alla Tonnara di Scopello dove tutto inizia e tutto in realtà non finisce, facendo pensare: “Ma questi dove vorranno arrivare?”.

Non mancano le scene cult, con Salvo e Valentino che, pur di non pagare una multa, si ritrovano dentro un gioco di corruzione e burocrazia “alla siciliana”. Per non parlare di un confronto surreale con il capomafia che si lamenta che lo Stato è diventato così forte «al punto che decide lui chi devono essere i candidati alle elezioni». Non sappiamo quanto di tutto ciò sarà realmente capito nei paesi del resto del mondo dove la serie sarà trasmessa, ma non farà certamente del male.

Così come – lode a Salvo e Valentino per questo – finalmente, anche oltre i confini “palermocentrici” qualcuno noterà la bravura di Gino Carista, così come quella di Filippo Luna. E ovviamente il cibo, altrimenti che commedia siciliana sarebbe, è elemento di sceneggiatura fondamentale.

Certo, non mancano i difetti. Per chi Valentino e Salvo li segue da più di vent’anni, pesa un po’ quella “autocitazione” di loro stessi tratta da “Il 7 e l’8” davanti al procuratore che li vuole arrestare per omicidio. Anche la presenza di Sergio Friscia, che nell’interpretare un giornalista pulp torna a vestire i panni (stessa voce, stesso atteggiamento) del “Salvo Sottiletta” – parodia di Salvo Sottile anni Novanta al Tg5 – dei tempi di Viva Radio Deejay, appare forzata. E poi c’è quel finale. Troppo casuale. Troppo scontato. Troppo “To be continued…”.

Schizzi di imperfezioni in una storia che appare amara come certe ingenuità di sceneggiatura e dolce come quel ciambellone con la ricotta che appare in quasi tutte le 6 puntate della serie, spacciato quasi come un dolce tipico della Sicilia.

P.S. Un consiglio per chi non vuole incappare negli spoiler della serie: i titoli di coda leggeteli dalla fine della quinta puntata. Altrimenti, se lo farete sin dalla prima, conoscereste già il volto “da attore” dell’assassinato, così come degli attori che verranno in seguito, rovinandovi tante sorprese.

N.B. Per fortuna c’è il tasto “prossimo episodio” per proteggersi.

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