Se allungare le stagionalità sgnifica aumentare l’occupazione
10 Settembre 2026, 12:20
Una stagione turistica che potrebbe prolungarsi fino a novembre e l’obiettivo di circa 1,4 milioni di presenze a Taormina rilanciano il tema della continuità occupazionale. Per la Fisascat Cisl Messina, la destagionalizzazione deve tradursi non soltanto in più turisti e fatturato, ma anche in più mesi di lavoro e maggiori tutele per gli addetti del settore.
“Se Taormina punta a 1,4 milioni di presenze e a una stagione fino a novembre, bisogna affrontare anche il tema del lavoro – affermano Maria Manna e Pancrazio Di Leo della Fisascat Cisl Messina –. Più turismo deve significare più occupazione, continuità e tutele”.
Il sindacato richiama anche la questione dei lavoratori stagionali e pendolari, a partire dai parcheggi. Dopo le criticità legate allo spostamento degli abbonati dal Lumbi al Piano Porto, la riapertura degli abbonamenti al Lumbi dal 15 settembre viene giudicata positivamente, ma la Fisascat chiede una soluzione strutturale per il 2027. “Il problema non può essere affrontato ogni anno a stagione già iniziata. Serve una programmazione stabile e sostenibile per chi raggiunge quotidianamente Taormina per lavorare”, sottolineano i sindacalisti.
Una questione che supera i confini di Taormina e riguarda anche il Tirreno messinese, Milazzo e le Isole Eolie, dove l’attività turistica può proseguire oltre il tradizionale periodo estivo. “La vera sfida è trasformare la destagionalizzazione del turismo in destagionalizzazione del lavoro. Se la stagione si allunga, deve allungarsi anche l’occupazione”, conclude la Fisascat Cisl Messina.
Infine, per il sindacato, mobilità e occupazione sono due aspetti della stessa questione. Se alberghi, pubblici esercizi e attività turistiche continueranno a lavorare nei mesi di settembre, ottobre e novembre, dovranno essere valutate anche le effettive esigenze di personale. “Non possiamo avere una Taormina aperta ai turisti fino a novembre e considerare conclusa ad agosto o settembre la stagione dei lavoratori – sottolineano Manna e Di Leo –. Se permane il fabbisogno di personale, occorre verificare le esigenze delle imprese e tutelare i diritti maturati”.