Nasce la Carta di Erice: dai borghi un modello di governance per le aree interne
13 Ottobre 2026, 10:34
Si è concluso a Erice il primo Sicily B-Fest, il festival regionale de I Borghi più belli d’Italia in Sicilia, con la sottoscrizione simbolica della Carta di Erice, il documento che punta a creare una nuova alleanza tra borghi, Regione e istituzioni pubbliche per le aree interne. Due giornate di lavoro hanno messo a confronto le buone pratiche dei 25 borghi della rete su scuola, turismo e sviluppo territoriale, con l’obiettivo di trasformarle in un metodo condiviso di governo dei territori.
Le parole chiave della Carta di Erice
Nella plenaria, Marisa Meli, coordinatrice del Comitato Tecnico Scientifico regionale, ha sintetizzato i principi emersi: comunità, rete, formazione, terra e agroecologia, vivibilità, mobilità, autenticità. “Abitare il borgo non deve essere una scelta di rinuncia, ma una possibilità concreta che guarda avanti”, ha spiegato. Fabrizio Ferreri, dell’Università di Catania, ha proposto tre assi (vivibilità, produzione e socialità), avvertendo che i borghi non hanno bisogno solo di misure compensative come la fiscalità di vantaggio: senza condizioni per fare impresa, “l’impresa apre per un anno e poi se ne va”.
Il percorso: dal testo definitivo ai 25 comuni, fino alla rete nazionale
Ciò che rende la Carta un modello di governance è il percorso per renderla operativa. “Non immagino soltanto una carta di principi: ogni capitolo dovrà indicare che cosa possiamo e dobbiamo fare”, ha dichiarato Michelangelo Giansiracusa, coordinatore regionale della rete.
Le tappe previste:
- il testo definitivo sarà chiuso entro dieci giorni, con i contributi del Comitato Tecnico Scientifico e dei sindaci;
- il coordinamento regionale lo trasmetterà ai 25 comuni per una presa d’atto in giunta o in consiglio comunale;
- tramite il vicepresidente nazionale Pippo Simone, arriverà al Consiglio Direttivo Nazionale e al Comitato Tecnico Scientifico nazionale.
Primi: “La Sicilia è un modello per le altre reti”
Il presidente nazionale Fiorello Primi ha indicato la rete siciliana, la prima a organizzare un festival regionale dell’associazione, come modello di ispirazione per le altre. La Carta, ha detto, “potrebbe diventare la Carta di Erice dei Borghi più belli d’Italia, un ulteriore elemento di pressione politica”, ricordando che il ripopolamento passa da infrastrutture, servizi, accessibilità fisica e digitale, scuole, trasporto pubblico e sanità.
La sindaca di Erice, Daniela Toscano, ha sottolineato che “i borghi non sono il margine dei territori, ma una risorsa strategica per il futuro della Sicilia”.
Sabato: scuola, formazione e turismo
La prima giornata, con il metodo del “racconto al contrario” (partire dalle buone pratiche e non dai problemi), ha affrontato:
- i gemellaggi tra scuole primarie di Agira, Ferla e Montalbano Elicona, da estendere alle 25 scuole della rete;
- il protocollo con gli istituti tecnici, a partire dall’IIS Borghese Faranda di Patti, e il modello dell’Istituto Florio di Erice con lo studentato nel centro storico;
- il Master dell’Università di Catania con borse di studio cofinanziate da rete e comuni;
- le esperienze dei sindaci di Gangi, Sambuca di Sicilia, Castiglione di Sicilia, Salemi e Cefalù, dalle case cedute ai comuni al turismo enogastronomico;
- il turismo di ritorno, il progetto BorghiVivi per i nomadi digitali di Empeeria e la comunicazione dei territori con Reputation Lab.
Domenica: terra, agroecologia e domini collettivi
La seconda giornata, moderata da Meli, ha riguardato la terra come bene comune:
- il protocollo del comune di Petralia Soprana con il Coordinamento regionale Agroecologia, per filiera chiusa e recupero dei terreni abbandonati, anche contro gli incendi;
- i domini collettivi: il caso di Troina, con 4.000 ettari restituiti alla collettività, e l’adesione della rete alla Carta di Troina;
- la nascita di un osservatorio sugli usi civici, rivolto ai comuni;
- l’esperienza dell’ASFO Madonie sulla gestione forestale e il pascolo;
- il progetto IDDE del comune di Buccheri, che aiuta le donne dei borghi a trasformare i saperi della tradizione in piccole imprese domestiche.
“Il coordinamento regionale è uno strumento operativo”, ha concluso Giansiracusa, auspicando che la Carta diventi quella di tutta la rete nazionale.