martedì, 24 Novembre 2020

Finanziaria uccide turismo, Agen e Felice protestano

Le nuove tasse introdotte dalla giunta penalizzano uno dei settori trainanti dell’isola

Levata di scudi da parte delle associazioni di categoria contro i provvedimenti contenuti nella finanziaria regionale che riguardano il turismo. Il presidente di Confcommercio Sicilia, Pietro Agen, boccia l'iniziativa regionale del governo "di istituire balzelli a carico dei turisti che arrivano nell'isola per via aerea o per mare". Ed è contrario anche a far pagare una tassa di soggiorno fino a 5 euro a chi pernotta in un albergo siciliano, nonché all'aumento esagerato delle concessioni demaniali dal 25 al 75%. Secondo Agen, così "si rischia di penalizzare quei comparti su cui andrebbero invece garantiti investimenti per assicurarne lo sviluppo". Piuttosto Agen avanza una proposta per reperire risorse per le casse regionali: ''Sarebbe più remunerativo introdurre una tassa sugli immobili abusivi o 'fantasma', e non certo una sanatoria, in ragione del danno economico e ambientale che hanno causato".
Giovanni Felice, presidente regionale di Confesercenti, lancia un appello al governatore Raffaele Lombardo e all'assessore regionale al Bilancio, Gaetano Armao: "La Regione faccia marcia indietro. Così lavora per rendere meno competitivo ed attrattivo il nostro sistema turistico e non ce la faremo. Non c'è convegno, seminario, incontro politico di qualsiasi ordine e tipo, nel quale Lombardo o Armao, non dicano – aggiunge – che il turismo è l'unica leva su cui contare per lo sviluppo. Questi provvedimenti vanno nella direzione  auspicata per aumentare le presenze turistiche? Ritengo di no".
Amaro il commento della coordinatrice nazionale dei club di Grande Sud, Costanza Castello. "Se lo scopo è quello di disincentivare lo sviluppo del turismo in Sicilia, allora hanno colto nel segno. Le esigenze di bilancio – sottolinea Castello – non possono giustificare un attacco così sconsiderato a quella che rappresenta la più importante 'industria' della Sicilia. Piuttosto che mortificare e rendere ancora più fragile un comparto già provato dalla crisi internazionale – conclude – sarebbe opportuno cominciare a tagliare nel concreto alcune voci che gravano pesantemente e inutilmente sul bilancio della Regione, come le consulenze".

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