sabato, 16 Gennaio 2021

Roma, il Tempio di Portuno riapre grazie ai mecenati

Dopo il lungo restauro torna a splendere anche il Tempio di Portuno, monumento simbolo di quello che fu il Foro Boario, l’area dell’antica Roma sulla riva sinistra del Tevere, ancora oggi ben visibile davanti alla Bocca della Verità, tra Campidoglio e Aventino.  I lavori di restauro e messa in sicurezza del Tempio sono stati realizzati grazie al sostegno del World Monuments Fund, agenzia internazionale per la ricerca di finanziamenti per la salvaguardia di monumenti di alta valenza culturale. Donors americani per il progetto, American Express, Robert W. Wilson Challenge e Selz Foundation con un milione e 720 mila euro stanziati tra Mibact e Soprintendenza e più di 1 milione di dollari dal WMF, dal 2006 ad oggi. Dopo i 147 mila euro per il Tempio di Ercole del 1997, nel 2009 American Express ha offerto 250 mila dollari per il restauro del tempio di Portuno e la pubblicazione delle guide sul Foro Boario.   
“Una perfetta sinergia tra pubblico e privato”, spiega la soprintendente Mariarosa Barbera. “Una collaborazione anche tra Paesi diversi – aggiunge il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni – che ci indica come dobbiamo muoverci per questo patrimonio che non è solo di Roma ma del mondo intero”.
Aalla presentazione insieme al sindaco di Roma, Ignazio Marino e all’ad American Express Mini Kung e alla vicepresidente del WMF, Lisa Ackerman, il restauro è già stato insignito nel 2013 dell’Italian Heritage Award e, spiega la direttrice Maria Grazia Filetici, ha rivelato anche “sorprendenti scoperte”. “Il restauro – racconta la Filetici – ha confermato la sua valenza non solo di recupero ma anche di conoscenza. Ha infatti restituito lo stucco romano sui capitelli, permesso un miglioramento strutturale antisismico e anche il rinvenimento dell’antica porta in marmo. Ma soprattutto ha restituito gli affreschi bizantini dell’VIII secolo raffiguranti la vita della Madonna dai vangeli apocrifi, che erano stati danneggiati dall’ultimo restauro degli anni ’60 in cui era stato usato del gesso”.

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