domenica, 15 dicembre 2019

Airbnb, a Milano 8400 appartamenti non in regola

Nella sola città di Milano è di 2.778.300 euro la cifra che il governo potrebbe incassare nel 2017 dall’applicazione della cedolare secca utilizzando le piattaforme di appartamenti come sostituti d’imposta. Allo stesso tempo il comune di Milano potrebbe incassare 1.516.000 euro aggiuntivi di tassa di soggiorno. In totale sono quindi oltre 4 milioni di euro gli introiti in più per l’erario che potrebbero derivare dalla regolarizzazione delle piattaforme di home sharing come Airbnb.

I dati arrivano da ATR Milano, associazione degli albergatori della città metropolitana di Milano che aderisce a Confesercenti e che ad aprile scorso ha lanciato il sito http://hotelvsairbnb.it per sensibilizzare i viaggiatori sulle differenze tra le due tipologie di ospitalità.
ATR basa le sue proiezioni sui seguenti dati: sono circa 1200 le Scia, Segnalazioni Certificata di Inizio Attività, aperte e attive da gestori di appartamenti nella città di Milano, mentre sono 9600 gli appartamenti disponibili a Milano sulla sola Airbnb secondo i dati comunicati da Airbnb stessa nel 2016. Questo vuol dire che sono almeno 8400 gli appartamenti non in regola.
Sempre secondo i dati diffusi da Airbnb lo scorso anno a margine di un’indagine affidata a Sociometrica, il ricavo medio degli Host di Airbnb a Milano è stato di 2700 euro, con una media di 48,4 ospiti nel corso dell’anno e un soggiorno medio di 3,2 notti.

Considerando questo ricavo distribuito equamente nel corso dell’anno possiamo stimare in almeno 1.575 euro il ricavo medio da giugno a settembre per gli host Airbnb milanesi. Questo vuol dire che, vista la cedolare secca al 21%, Airbnb sarà obbligata a trattenere in media 330,75 euro per host che, moltiplicato per gli 8400 appartamenti non in regola, porterebbe nelle casse dell’erario per la sola Milano almeno 2.778.300 euro.
Per quanto riguarda la tassa di soggiorno, se consideriamo una media di 2 ospiti per notte, possiamo ricavare il dato di occupazione media di 77,4 notti per host all’anno nella città di Milano. In proporzione da giugno a settembre possiamo quindi ipotizzare una media di 45 room night pari a 180 euro di tassa di soggiorno per host (2 euro a notte per ogni ospite). Se gli 8400 appartamenti non in regola pagassero la tassa di soggiorno dovuta, quindi, il comune di Milano potrebbe incassare fino a 1.516.000 mila euro aggiuntivi.

“Il Governo e il Parlamento hanno fatto benissimo ad approvare la legge che trasforma in sostituti d’imposta le piattaforme di affitto breve di appartamenti. Questo permetterà di regolarizzare gli appartamenti non in regola e far emergere i soldi che devono all’erario. Come ATR pensiamo che le nuove entrate del comune di Milano andrebbero investite non solo nella promozione turistica di cui abbiamo già visto gli effetti positivi negli ultimi anni ma anche in opere strutturali che vadano a beneficio sia dei turisti che dei residenti, e quindi del brand Milano – ha detto Rocco Salamone, presidente di ATR – Sarebbe inoltre positivo se gli introiti dello Stato derivanti dalla cedolare secca venissero investiti in edilizia convenzionata e popolare per contrastare il calo degli appartamenti disponibili in affitto per lunghi periodi, conseguenza proprio della diffusione delle piattaforme di condivisione di appartamenti”
Per Airbnb e le altre piattaforme di affitto breve di appartamenti – conclude Salamone – la nuova legge sulla cedolare secca è la prova del nove per capire se vogliono realmente aiutare a contrastare l’evasione. Se le piattaforme dovessero rifiutare di adeguarsi alla legge sarebbe evidente a tutti che sono contrari all’evasione solo a parole. In questo caso il Governo dovrebbe obbligare i gestori ad identificare gli host e a comunicare i dati alle Autorità. Inoltre dovrebbero richiedere i dati della SCIA prima di pubblicare un annuncio sulla piattaforma”.

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