domenica, 23 febbraio 2020

Federbalneari Italia punta il dito su mancato riordino sistema concessorio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta di Federbalneari Italia, in cui il direttore Marco Maurelli fa il bilancio della situazione attuale, lancia un appello al Governo ed indica gli obiettivi per il 2020.

Dal 2009 nessuna norma quadro ha riordinato il sistema concessorio italiano. Tanti i Governi che si sono susseguiti in questi dieci anni ma nessuna vera riforma di sistema è stata posta in essere. Viene, quindi, spontaneo chiedersi se, all’affacciarsi di questo nuovo decennio, la politica abbia davvero compreso il valore del sistema concessorio.

L’inerzia della politica – ad oggi non è ancora chiaro, ad esempio, chi sia il Delegato del Governo – non aiuta un sistema che già è in pesante sofferenza e che si appresta ad affrontare la scadenza dell’attuale sistema di concessioni senza la necessaria chiarezza sul futuro.

Dove si vuole arrivare?

La politica dell’attuale maggioranza di “rivisitare” l’ultima norma ad ogni costo, siamo sicuri abbia contenuti oppure è solo un modo per prendere tempo senza giungere ad un concreto risultato?

L’inerzia del governo ha, come ulteriore effetto, la mancata organizzazione della fase transitoria che il sistema si troverà ad affrontare nei prossimi anni e che pur essendo facilmente interpretabile con la legge 145/2018 necessita di chiarimenti immediati riguardo le modalità di un percorso che deve ispirarsi alla sentenza della Corte di Giustizia UE.

Gestione della fase transitoria non significa certezza, ne siamo consapevoli, ma è necessario consentire al modello attuale di valutare in senso economico come “fare impresa” dal 2033 in poi ed il Governo ha l’obbligo di non essere inerte e di non lasciare alla burocrazia, né tantomeno alla Giustizia Amministrativa, il compito di riscrivere il quadro regolatorio.

La questione delle concessioni demaniali è, ormai, parte integrante della filiera turistica delle Regioni costiere: se non si inquadra il sistema balneare all’interno di quello turistico integrato si commette un grande errore sia economico e sia di sviluppo per il nostro Paese. Il blocco degli investimenti nel comparto turistico sarà, infatti, una naturale conseguenza della progressiva destabilizzazione di un indotto che non avrà più spazi economici di sviluppo.

Rimane, quindi, una sola ed unica possibilità, in attesa del prossimo quadro regolatorio post 2033 da scrivere nel 2020: il Governo, con il coinvolgimento del Parlamento, deve dare seguito con urgenza alla trattativa avviata dal precedente Governo con la UE e scrivere il nuovo modello turistico integrato costiero con un occhio attento alle imprese che operano nel settore. Il nuovo quadro regolatorio dovrà riconsiderare l’ecosostenibilità e l’ecocompatibilità degli investimenti, un rapporto più sinergico con gli Enti Locali per la determinazione degli investimenti da attuare per migliorare le infrastrutture collegate al territorio marino e a quelli circostanti. In questo senso lo Stato deve promuovere politiche inclusive che puntino a migliorare l’offerta turistica e, contestualmente, a migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Questi gli obiettivi che indichiamo per il 2020: è tempo che si avvii una seria riforma dei canoni concessori puntando al riequilibrio sostanziale dei valori dei canoni oggi squilibrati; che le imprese del comparto turistico balneare si aggreghino in rete divenendo vere e proprie PMI in grado di affrontare e superare le sfide globali che presto giungeranno; che il ruolo sindacale di rappresentanza volti pagina in modo che, il nuovo modello concessorio, possa dialogare con le Amministrazioni pubbliche e partecipare, in modo più condiviso, alla programmazione degli investimenti sul territorio.

Per quanto riguarda lo Stato, invece, è necessario che abbia il compito e il coraggio di avviare politiche premiali per le Amministrazioni concedenti che dovranno favorire una progettualità inclusiva, e contrastare con attività sanzionatorie di tipo disincentivante quelle Amministrazioni che non avviano una sana e corretta collaborazione istituzionale e programmatoria d’intesa con il  sistema concessorio sul territorio.

Il nostro auspicio e augurio per il nuovo anno è, quindi, che termini definitivamente questa inerzia governativa che dura ormai dal 2009 e che la politica più “alta” si riappropri del suo ruolo riformatore portando a compimento sia la fase transitoria, ferma al palo dal 2018, e sia il nuovo quadro regolatorio post 2033”.

 

 

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