venerdì, 23 Aprile 2021

Alberghi diffusi pronti a rinascere per il post covid

Gli alberghi diffusi si stanno già organizzando per la prossima stagione, anche con investimenti importanti, per rendere unica e autentica l’esperienza di chi li sceglierà per soggiornarvi. “Gli alberghi diffusi possono offrire un’esperienza perfetta per il post covid e già si stanno preparando per l’accoglienza degli ospiti nella prossima stagione”, dice Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi, nonché creatore negli anni ’80 del modello e dell’espressione ‘albergo diffuso’.

“Abbiamo rilevato che 8 strutture sulle 70 che sono in regola con l’iscrizione all’associazione hanno in corso lavori di ampliamento, a dimostrazione che il modello dell’albergo diffuso e il tema della sostenibilità nei borghi rappresentano una tendenza che ha delle conferme positive dal mercato. Stiamo infatti già vedendo, anche se ancora senza prenotazioni, una attenzione maggiore rispetto al 2019 per questo tipo di accoglienza che offre al turista l’autonomia insieme ai servizi alberghieri”, spiega il presidente.

Da Matera a Paulilatino (Or), da Ferriere (Pc) a Oleggio Castello (No), fervono dunque i lavori e intanto si coltiva la speranza di poter ripartire con nuovo slancio, per ricucire le ferite lasciate dalla pandemia. Con questo tipo di formula l’ospite che arriva vive l’esperienza di essere, anche se temporaneamente, un residente e non un semplice turista. Un’accoglienza personalizzata, ma con le comodità dell’albergo (restano ovviamente i servizi classici come la pulizia quotidiana delle camere, l’assistenza, l’eventuale servizio di piccola colazione in camera, il punto ristoro, etc.), a cui si sta guardando con attenzione anche dall’estero: “Anche la CNN e la rivista Forbes hanno recentemente sottolineato quanto gli alberghi diffusi siano perfetti per chi vuole tornare a viaggiare dopo la pandemia”, afferma Dall’Ara, “quello dell’albergo diffuso è un modello turistico esportabile; con la nostra associazione noi offriamo a chi è interessato il know how gratuitamente: in cambio chiediamo che venga usato il nome italiano, in questo modo promuoviamo anche il made in Italy”.

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