sabato, 19 Settembre 2020

Da Paestum arriva l’app per il visitatore distratto in siti e musei

E il Mibac chiede aiuto ai provati per gestire i siti minori anche con organizzazione eventi

Novità per gli amanti dei siti archeologici italiani e stranieri all'ultima Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si è conclusa ieri a Paestum. Nell'ambito di Archeovirtual, infatti, è strato presentato Bravo (Brain Virtual Operator for e-learning), la piattaforma dedicata al visitatore distratto che cerca di catturarne l'attenzione. Realizzato dall'Università di Bologna, mette in contatto il computer con il cervello, funziona su iPad e si basa su Moodle, una piattaforma e-learning. E la sua utilità non va sottovalutata, se è vero che, secondo un recente sondaggio del  Cnr Istc, la maggior parte dei visitatori di un museo esce senza avere le idee chiare su cosa ha visto, e resta massimo un minuto davanti ad un quadro.  
Ma a Paestum è stato illustrato anche il progetto per il restauro di Ur, la città di Abramo, patria delle tre religioni monoteistiche nonché possibile "tappa per il pellegrinaggio dei cristiani in Terrasanta". Un progetto a cui stanno lavorando sinergicamente il governo italiano e l'Iraq per salvaguardare la casa di Abramo ad Ur, che è solo uno fra le migliaia di siti archeologici dell'Iraq.
E da Paestum è partita anche una forte richiesta di aiuto ai privati per la gestione del patrimonio culturale in tempi di crisi. "Sarebbe una sorta di rivoluzione – ammette il direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio del Mibac, Anna Maria Buzzi – una svolta epocale nella gestione del patrimonio culturale italiano che è visitato pochissimo. Aprire al pubblico l'intero patrimonio, aprire biglietterie, creare eventi". A questo proposito il ministero sta per varare un sondaggio, che riguarderà Soprintendenze e Direzioni regionali su tutti i 420 siti gestiti dallo Stato, con lo scopo di  intercettare la domanda per poter preparare l'offerta. Il MiBAC vuole sapere in sintesi come i turisti vogliono i musei, soprattutto quelli tra i 20 e i 40 anni, i frequentatori meno assidui dei beni culturali.

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