Dopo i record del Colosseo, a Roma la sfida è far scoprire il Palatino


Connettere il Parco del Colosseo ad altri percorsi archeologici della città, aprire nuovi spazi di visita al Palatino, diversificare la fruizione dell’anfiteatro Flavio per farlo tornare ad essere un luogo di incontro anche per i cittadini romani, sperimentare nuove forme di attrazione culturale. Sono le linee guida che si è dato il nuovo direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Simone Quilici. Già direttore del Parco dell’Appia Antica, ha ricevuto la “campanella” del passaggio di consegne da Alfonsina Russo ad ottobre.

“Sento la grande responsabilità e soddisfazione di occuparmi del maggiore attrattore turistico-culturale al mondo – ha detto Quilici – nel 2024 sono stati quasi 15 milioni i visitatori del Parco, con il Colosseo ovviamente in primis. Un impegno molto importante”. Oltre questi numeri, per propblemi di sicurezza, il Colosseo non può andare, mentre lo possono gli altri siti del parco: il Palatino, il Foro Romano e la Domus Aurea. “In sostanza bisogna lavorare per promuovere sempre di più le alternative all’interno del parco”, spiega Quilici.

“Intanto, nel 2026 chiuderemo gli interventi legati al Pnrr, in particolare il progetto Caput Mundi che vede il Parco del Colosseo lavorare parallelamente al Parco dell’Appia, alla Soprintendenza Speciale di Roma e alla Sovrintendenza Capitolina: sono interventi di valorizzazione che potenziano le possibilità di fruizione dei luoghi della cultura. E noi in questo contesto abbiamo deciso di puntare non sul Colosseo ma proprio sul Palatino. A parte il Foro Romano, con il Lapis Niger, la gran parte degli interventi sarà quindi sul Palatino per aprire al pubblico alcuni luoghi finora chiusi. Inoltre i percorsi interni al Parco devono agganciarsi anche ai percorsi esterni, potenziando il rapporto con la città, in sintonia con il progetto CArMe, Centro Archeologico Monumentale, cioè il piano di trasformazione dell’area compresa tra Fori, Colosseo, Colle Oppio, Celio, Terme di Caracalla, Circo Massimo, Foro Boario e Campidoglio a partire dalla nuova passeggiata archeologica.

Con il Grande raccordo anulare delle biciclette (Grab) nascerà un percorso ciclabile che collegherà l’area archeologica centrale con la passeggiata archeologica, per poi proseguire per un lungo tratto dell’Appia Antica.

La Casina Vignola Boccapaduli in piazza di Porta Capena, a pochi metri da dove sorgeva l’antica porta della via Appia, sarà un luogo strategico per raccontare il patrimonio che si sviluppa dal centro della città verso il territorio, in particolare lungo la Regina Viarum. È un progetto che aspettiamo da secoli: già i francesi ci avevano pensato in epoca napoleonica, poi i ministri Bonghi e Baccelli alla fine dell’Ottocento e infine Antonio Cederna. Un grande sogno che si sta un po’ alla volta realizzando”.

E Quilici ipotizza anche un maggior utilizzo dell’arena per gli spettacoli “La volontà è rimettere il Colosseo nel circuito di vita della città, attraverso iniziative culturali. Non avverrà a breve, perché la pedana del Colosseo, che per una porzione già esiste, ha circa 30 anni e va rifatta. E di certo non si tratterà di rave party o di concerti rock ma di proseguire sul filone delle iniziative che già si svolgono: eventi con un pubblico molto limitato e iniziative legate alla beneficenza o a cause sociali. Quando verrà rinnovata la pedana, in arena si potranno anche ospitare concerti di musica classica, jazz o anche svolgere letture di poesie, attività culturali che puntino ad attrarre soprattutto i romani, che sono i grandi assenti del Parco, spaventati dalle 3.200 persone l’ora che visitano il Colosseo di giorno. Qualche apertura serale esiste, come quella dei sotterranei due sere alla settimana. Ma immaginare delle attività culturali per i romani la sera, quando il grosso dei turisti è già andato via e il Colosseo respira, come dicono i custodi, è senz’altro uno dei miei obiettivi per il futuro”.

E non sono esclusi spettacoli di scontri tra gladiatori. “Le rievocazioni storiche in Italia sono ancora oggetto di qualche alzata di sopracciglio da parte della comunità scientifica. Ma all’estero, soprattutto nel mondo anglosassone, è un fenomeno importante e ben considerato, cosa che può avvenire anche in Italia dove molte associazioni di rievocazione nascono su impulso di direttori di musei. Ed è un’attività che piace moltissimo al pubblico”.

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