giovedì, 26 Novembre 2020

La nuova Alitalia sarà a medio raggio, sfidando le low cost

Comincia a delinearsi il futuro della nuova Alitalia. Per qualche mese sarà una compagnia ridimensionata, più incentrata sui voli nazionali ed europei, con un’attenzione particolare alle destinazioni turistico-marittime a due, tre ore da casa, segmento in questi ultimi anni dominato dalle low cost, e una riduzione delle rotte intercontinentali ottimizzando quelle più profittevoli (il Nord e Sud America). E’ quanto si legge in un articolo del Corriere che anticipa la bozza del piano industriale di rilancio della compagnia sul quale però nè il commissario straordinario Giuseppe Leogrande nè il direttore generale Giancarlo Zeni si sono sbilanciati nell’audizione alla Commissione Trasporti della Camera mercoledì 29 aprile.

In ogni caso i 92 aerei a disposizione della nuova Alitalia saranno così suddivisi: 12 Embraer per CityLiner, 60 Airbus A319 e A320 e 20 di lungo raggio tra A330 e Boeing 777-200ER. Un rapido calcolo mostra come nella prossima fase i jet di corto e medio raggio diventeranno i due terzi della flotta (contro il 59% dell’attuale assetto), a scapito di quelli regional e di lungo raggio. Dunque, almeno all’inizio sarà un’Alitalia molto più concentrata sul connettere il Paese, l’Europa e il bacino mediterraneo, quindi ancora più sbilanciata su tratte a non più di quattro ore dall’hub di Roma Fiumicino. Dunque probabilmente oltre alle capitali europee si guarderà con maggiore attenzione ai flussi turistici da e per l’Italia, alle isole greche e spagnole, sfruttando eventuali vuoti lasciati da qualche low cost e dai vettori stranieri.

A livello intercontinentale i vertici della nuova Alitalia ragionano su un ulteriore sfoltimento delle rotte dopo aver cancellato, per esempio Santiago del Cile. Se sembrano confermate per i prossimi mesi i voli da Roma per New York (dopo la sospensione fino al 31 maggio), Boston, Los Angeles, Buenos Aires, San Paolo e Tokyo (in sospeso San Francisco previsto dal 1° giugno), è in pericolo Delhi che continua a essere in perdita.

A Malpensa dovrebbe essere confermata (nonostante l’altissima concorrenza di tre vettori Usa e Emirates) la rotta per Tokyo mentre è in dubbio Tokyo. In parallelo Milano Linate, l’aeroporto cittadino nel quale Alitalia detiene i due terzi degli slot (i diritti di decollo e atterraggio), dovrebbe sempre di più trasformarsi nel mini-hub per i passeggeri business per i voli con l’Europa.

Nel frattempo, oggi alle 11 riprende il confronto tra Alitalia e sindacati per la nuova procedura di cigs. Nell’ultima riunione, il 27 aprile scorso, il tavolo era rimasto aperto in attesa di risposte dal Ministero del lavoro sul mancato pagamento dell’integrazione della cassa del 2019. L’azienda ha chiesto nuova cassa fino a fine ottobre per 6.828 lavoratori, di cui 5.653 solo per far fronte all’emergenza coronavirus. Il presidente dell’Associazione Nazionale Piloti, Marco Veneziani, esorta l’azienda e i sindacati a “non perdere ulteriore tempo e a chiudere questa vicenda che va avanti da troppo tempo. In assenza della chiusura della procedura al Ministero, infatti – conclude -, non è possibile ricevere l’indennizzo”.

Intanto si registra un nuovo attacco di Michael O’Leary ad di Ryanair contro gli aiuti di Stato ad Alitalia, Lufthansa e Air France. “Le compagnie aeree non sono trattate tutte allo stesso modo. Compagnie come Lufthansa e Air France sono come dei drogati e ricevono sovvenzioni. Alitalia è di nuovo di proprietà dello stato, una compagnia aerea che non ha mai fatto profitti in 74 anni. Ryanair è attualmente il più grande operatore in Italia. EasyJet credo sia la terza. Non chiediamo aiuti di stato, ma vorremmo vedere ridotte le tasse comunali e i diritti aeroportuali in Italia, piuttosto che vedere arrivare giganteschi aiuti di Stato ad Alitalia, come se fosse crack o cocaina”, ha detto il numero uno di Ryanair in una intervista a Euronews.

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