mercoledì, 21 Ottobre 2020

Alitalia chiede altri mesi di cigs per quasi 7 mila dipendenti

I dipendenti di Alitalia continueranno a ‘pagare’ per quasi un altro anno l’effetto Covid sulla compagnia. Il commissario straordinario Giuseppe Leogrande ha infatti aperto la procedura per la proroga fino al 23 settembre 2021 della cassa integrazione straordinaria, stimando di coinvolgere complessivamente 6.828 lavoratori tra Sai e Cityliner. Una mossa attesa, visto che l’attuale cassa, che coinvolge già 6.826 dipendenti, scade il 31 ottobre.

La nuova cassa chiesta dall’azienda interessa il periodo primo novembre 2020- 23 settembre 2021 e riguarda nello specifico 6.622 dipendenti di Alitalia Sai, di cui 3.339 del personale di volo (458 comandanti, 566 piloti, 2.315 dipendenti del personale navigante di cabina) e 3.283 dipendenti di terra. Per Cityliner, invece, i dipendenti per cui l’azienda chiede l’ammortizzatore sono 206, di cui 204 naviganti (41 comandanti, 58 piloti e 105 assistenti di volo) e 2 dipendenti del personale di terra.

“Anche in ragione del protrarsi dell’emergenza Covid 19 la società si trova ancora oggi nella necessità di proseguire nel percorso di cigs connesso alla gestione commissariale, con le modalità estese da ultimo condivise con le parti sociali, persistendo, oltre alle problematiche fisiologiche che hanno portato alla gestione commissariale, condizioni di difficoltà eccezionali e non prevedibili connesse all’attività aziendale”, si spiega nella comunicazione inviata ai sindacati, ad Assaereo e ai Ministeri del lavoro, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e trasporti.

Per il periodo in cui viene chiesto di proseguire la cassa, la gestione commissariale fa sapere che “adotterà le misure e le soluzioni di volta in volta maggiormente idonee, anche in considerazione dell’andamento dell’emergenza pandemica in atto, a contemperare le esigenze da un lato di contenimento e ottimizzazione dei costi e, dall’altro, di continuità del servizio”.

I numeri chiesti dall’azienda replicano di fatto la richiesta fatta a marzo nel pieno dell’emergenza sanitaria: allora l’azienda aveva infatti fatto lievitare la richiesta iniziale portando l’asticella a 6.828 proprio per far fronte al Coronavirus. Il numero è stato poi lievemente ridotto a 6.826 in seguito al confronto con i sindacati. Anche questa nuova richiesta sarà oggetto di trattativa con i rappresentanti dei lavoratori

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