sabato, 8 Maggio 2021

Immobilismo Ue e il governo pensa a piano B per salvare Alitalia

Si scalda il confronto tra Italia e Ue sul dossier Alitalia. Con Roma che alza i toni e avverte che accetterà solo un “compromesso ragionevole”. E Bruxelles che non si smuove, chiarendo che sta ancora attendendo molte risposte. I margini di trattativa sono ormai strettissimi e si fa sempre più concreto il rischio che la soluzione possa precipitare, tanto che il governo sta già studiando vari piani B. “Tutto quello che è possibile, sarà fatto”, assicura il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che però mette in chiaro: “se non si arriverà ad un compromesso ragionevole in termini di prospettive industriali di sostenibilità, il governo non lo accetterà”.

Che la situazione sia critica lo dimostra anche il fatto che il governo sta già lavorando a vari piani alternativi, nel caso la situazione dovesse precipitare. Tra questi, la soluzione ultima sarebbe quella di affittare i rami d’azienda di Alitalia ad Ita, in modo da non rischiare di entrare nel mirino Ue. A rendere ancora più urgente arrivare ad una soluzione è anche la necessità di far decollare prima possibile Ita per non perdere la stagione estiva.

La Commissione europea, invece, non sembra avere fretta. Da Bruxelles si fa sapere che si stanno attendendo ancora molte risposte dal governo su Alitalia (non nuovi chiarimenti – si precisa – ma le stesse domande già poste nei mesi scorsi e ancora rimaste senza risposta) per poter valutare la discontinuità economica della newco Ita e la strada da fare nei negoziati è ancora molta. L’antitrust Ue, inoltre, non ha scadenze di alcun tipo per prendere una decisione su Alitalia, così come non c’è nessun paletto su un eventuale piano B: il governo italiano può fare le proposte che più ritiene opportune su Alitalia, puntualizzano dall’Ue. Una posizione, quella europea, che suscita stupore a Roma da parte di Ita e di tutti gli attori in campo: fonti vicine al dossier sottolineano infatti che l’Italia ha dato ogni volta risposte puntuali alle oltre 200 domande dei funzionari europei con 35 documenti e 10 call e che c’è totale disponibilità, ma le domande – affermano – sono spesso ripetitive e a volte poco pertinenti.

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