mercoledì, 25 Novembre 2020

Atteso in giornata cdm per ok al dl Ristori bis: ristorazione e turismo al tracollo

In vigore da oggi il nuovo dpcm con le misure anti-Covid, che divide l’Italia in 3 aree di rischio: rossa Calabria, Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta; arancione Puglia e Sicilia; gialla il resto del Paese mentre è atteso entro fine giornata il cdm per l’ok al decreto Ristori-bis che dovrebbe prevedere meccanismi di indennizzo automatico alle attività costrette a fermarsi per arginare la circolazione del Covid.

Nel dl ristori bis “c’è il credito di imposta al 60% sugli affitti, di ottobre, novembre, dicembre, lo stop dei contributi previdenziali (previdenziali, rpt) per i dipendenti e il rinvio dei versamenti per chi ha gli Isa, gli indici sintetici di affidabilità”, ha annunciato il premier Giuseppe Conte intervenendo al mastershow ‘Ristoranti, una questione politica’, organizzato dal Corriere della Sera. In sostanza, spiegano fonti del governo, l’impianto del decreto ristori bis sarà molto simile al precedente decreto ristori presentando, tra le novità, il rinvio dei versamenti Isa.

Il lavoro però è complesso e fino all’ultimo sarà limato il sistema per erogare il contributo a fondo perduto a tutte le categorie interessate entro poco più di un mese. I primi bonifici, di chi già aveva fatto domanda e avuto ristoro in estate, dovrebbero arrivare entro metà novembre, mentre per chi non l’aveva chiesto o non poteva (le imprese oltre i 5 milioni di fatturato) ci sarà da attendere qualche settimana in più.

Per far partire la macchina l’Agenzia delle Entrate aspetta che sia varato anche il secondo decreto di aiuti nel giro di una settimana: le percentuali di ristoro, infatti, potrebbero aumentare per alcune attività che già hanno accesso ma si ritrovano nelle zone rosse (come i bar di Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle D’Aosta che potrebbero passare dal 150% al 200% di indennizzo). La ristorazione, insieme al turismo, è la filiera che ha sofferto di più: bar e ristoranti chiuderanno l’anno complessivamente con perdite per “26 miliardi, il 27% dell’intero comparto” secondo i calcoli della Fipe, mentre alberghi e strutture ricettive hanno visto calare il fatturato oltre l’88%.

Tutto il turismo, che sfila insieme ai rappresentanti delle varie categorie in commissione al Senato, lamenta perdite da capogiro e chiede, con Federturismo, di aumentare i massimali dei ristori da 150mila a 300mila euro. Le parti sociali chiedono ristori “per filiere” e ampliando il periodo di riferimento (ora aprile 2020 su aprile 2019), tutte correzioni che si potranno studiare per l’acceso al fondo anti-Covid della manovra. Ora l’imperativo è fare presto e ogni modifica dei parametri rallenterebbe l’erogazione delle risorse. La lista degli Ateco dovrebbe comunque allungarsi comprendendo quantomeno musei, rosticcerie e pizzerie al taglio e i bus turistici, al momento esclusi a differenza di taxi ed Ncc per i quali nel frattempo il Mit ha anche sbloccato i 35 milioni per i ‘buoni viaggio’ previsti dai vecchi decreti anti-Covid.

L’ampliamento degli Ateco lascerà comunque tanti scontenti, dagli ambulanti delle fiere (su cui si sta ragionando) alla filiera delle cerimonie fino ai gestori di zoo e bioparchi con gli animali (che rientrano tra i giardini zoologici e i parchi naturali e non nel codice Ateco dei parchi divertimento e tematici).

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