Cambiamento climatico minaccia Olimpiadi invernali, nel 2050 non ci sarà neve
25 Febbraio 2026, 12:39
“Stiamo discutendo come fare meglio”. La risposta di Kirsty Coventry, presidente Cio, alle petizioni di chi chiede di ridurre l’impatto ambientale delle Olimpiadi, specie quelle invernali, dà bene la misura dell’impotenza dello sport mondiale. Tra poco più di 20 anni le Olimpiadi invernali se le contenderanno tre o al massimo quattro località in tutto il mondo perché – sembra incredibile – ma non ci sarà neve a sufficienza per lo svolgimento delle gare: su questo, convergono diversi studi scientifici.
Nel 2024 una ricerca delle università di Waterloo in Canada e di Innsbruck, commissionate dal Cio, aveva lanciato l’allarme: a causa del global warming si sarebbero quasi dimezzati i siti in grado di ospitare le Olimpiadi invernali nel 2050. Un dato confermato e peggiorato dall’ultimo studio di ‘Climate Central’, un’organizzazione indipendente composta da scienziati del clima, ricercatori e analisti dei dati. Non vengono citati i nomi delle città ma, in base alle previsioni climatologiche, in lizza resterebbero Sapporo in Giappone, Lillehammer in Norvegia e Salt Lake City negli Usa. Quindi – secondo lo studio pubblicato da Climate Central – lo sci alpino in futuro dovrà dire addio alle montagne dove è nato e che gli ha dato il nome: le Alpi. Con le inevitabili ricadute su tutto il comparto economico, dal turismo in giù.
A causa del riscaldamento globale le località alpine, soprattutto italiane, che attualmente ospitano piste e strutture di risalita potrebbero non avere neve. E neanche i cannoni per la neve artificiale potrebbero sopperire alla carenza. “A volte si assiste ad una sorta di accanimento terapeutico ma, se non vai sotto gli zero gradi di notte, c’è poco da sparare”, spiega Antonello Pasini che è climatologo del Cnr e docente di Fisica del clima all’Università di Roma Tre. “La quota neve si sta alzando un po’ dappertutto nel mondo e in alcune zone, come l’Europa, ancora più velocemente – sottolinea – Il Mediterraneo è un hotspot climatico, ovvero una zona che si riscalda il doppio della media globale. Molte zone dell’Appennino sono già estremamente a rischio. Nelle Alpi, il versante italiano è più esposto perché arrivano correnti da sud mentre nel versante nord arrivano le correnti nordiche”.
Secondo Pasini è più che mai necessario attuare politiche ecologiche di lotta al cambiamento climatico ma, ormai, ci si deve anche adattare a fenomeni già in corso: “Per il turismo invernale, ad esempio, si deve immaginare di dover cambiare l’offerta”. D’altronde, anche in questi ultimi Giochi, a Cortina si è registrata una temperatura media più alta rispetto a quella delle Olimpiadi del 1956. Gli organizzatori hanno sparato un milione e seicentomila metri cubi di neve artificiale, l’equivalente di 280 piscine olimpioniche riempite d’acqua.
“Dobbiamo avviare questo percorso – ha chiarito Coventry dopo la sua elezione di un anno fa – prima che il cambiamento climatico ci costringa in un angolo, a prendere decisioni affrettate”.