sabato, 16 Gennaio 2021

Germania vuole stop sci in tutta l’Ue. SOS regioni alpine: perdita da 20 mld

La Germania spinge perché l’Ue vieti le vacanze sciistiche fino al 10 gennaio. Angela Merkel, a Berlino in conferenza stampa, ha chiarito di voler tentare un accordo con i vicini europei a riguardo, aggiungendo che non sarà facile. “Alla luce della posizione austriaca è chiaro che non sarà facile, ma noi ci proveremo”, ha detto la cancelliera tedesca.

“L’Unione europea non ha competenza per lo sci, non vuole e non può vietare nulla. I Governi e i Parlamenti nazionali e regionali decidono autonomamente cosa indicare in termini di politica sanitaria in merito allo sci”, aveva detto ieri Martin Selmayr, rappresentante della Commissione europea a Vienna ed ex segretario generale della Commissione con Juncker.

Intanto, in Italia, il presidente veneto Luca Zaia si fa portavoce delle istanze delle Regioni presso il Comitato tecnico scientifico, sollecitando l’esame delle linee guida che potrebbero garantire un inverno in sicurezza. Mentre dagli assessori delle Regioni alpine arriva la richiesta di un incontro col ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e la stima della perdita economica dovuta allo stop dello sci: 20 miliardi, “una cifra vicina all’1% del Pil nazionale”.

“Davanti alle notizie che si rincorrono – ha detto Zaia – con la Svizzera che riapre, l’Austria pure, tutto questo rischia di farci fare la figura della periferia, dei dimenticati. Come Regioni abbiamo presentato le linee guida, ora tocca al Cts esprimersi. La montagna ha solo due problemi: l’assembramento all’impianto e il trasporto dentro le funivie o le cabinovie. I rifugi sono niente di più e niente di meno dei ristoranti, quindi sanno già quali son o le regole da seguire e da far rispettare. Noi abbiamo fatto proposta dell’uso della mascherina e dei distanziamenti”.

Se invece il Governo deciderà di non aprire gli impianti per Natale, secondo Zaia “ci vuole certezza sui ristori: si guarda il fatturato prima del Covid, si fa la proporzione sui giorni in cui non c’è, diamo uno sconto del 10-20-30%, alla tedesca, e via. Molte misure non decollano perché non c’è certezza del ristoro, e molti ci dicono che piuttosto dell’incertezza sui ristori è meglio chiudere”, ha concluso.

Adeguati ristori chiedono anche gli assessori di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Veneto e Friuli Venezia Giulia “sia in caso di prolungamento della chiusura dei comprensori sciistici sia nel caso di una riapertura con forti limitazioni di presenze sugli impianti e piste da sci”. Perchè spiegano “attorno alla stagione invernale abbiamo intere economie di montagna e alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro perlopiù stagionali”. Una filiera che rischia di subire un grave colpo dallo stop.

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