Le salme dei sub dalle Maldive in Italia, settimana decisiva per le indagini
25 Maggio 2026, 11:21
In una immagine pubblicat sul profilo Facbeboo di Dan Europe, le prime foto della grotta all'interno di una grotta nell'atollo di Vaavu nelle Maldive nella quale Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund, Patrik Grönqvist, i tre sommozzatori finlandesi di Dan Europe, hanno svolto la missione per il recupero dei quattro corpi dei subacquei italiani, 22 maggio 2026. +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++
Quella appena iniziata sarà una settimana sarà cruciale per stabilire le cause della strage alle profondità marine dell’atollo di Vaavu. Le salme di tutti e cinque i sub italiani morti sono all’obitorio dell’ospedale di Gallarate, dove adesso si procederà con le autopsie, dopo che il pubblico ministero di Busto Arsizio Nadia Calcaterra – su delega della procura di Roma che indaga per omicidio colposo – conferirà l’incarico.
Il primo esame avverrà sul corpo di Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni primo tra i sommozzatori scomparsi ad essere recuperato. Nei giorni successivi saranno poi eseguite le perizie sugli altri corpi riportati in aereo dalle Maldive e atterrati a Malpensa: la docente dell’università di Genova, Monica Montefalcone, e sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, laureato di recente all’ateneo del capoluogo ligure.
I corpi di quattro delle cinque vittime sarebbero stati trovati in un anfratto della grotta di Hekunu Kandu dal rescue team finlandese di Dan Europe, che ha mostrato delle foto di quei cunicoli marini, dove è alto il rischio di scarsa visibilità dovuta ai sedimenti corallini, così come più volte è stato posto il dubbio sull’adeguatezza dell’attrezzatura utilizzata dai cinque, magari poco adatta a far fronte ad imprevisti che potrebbero aver bloccato i sub.
Al di là delle autopsie, ad essere determinanti per capire cosa sia accaduto al gruppo sarà sicuramente l’analisi delle go-pro e della strumentazione indossata dalle vittime. Gli accertamenti della squadra mobile di Genova, su delega della procura di Roma, proseguono anche passando al setaccio le mail che la docente universitaria Montefalcone si era scambiata con il Dipartimento di scienze della terra, dell’ambiente e della vita. In quelle missive dell’ateneo, ipotizzano gli inquirenti, potrebbero esserci i dettagli di quanto avrebbe fatto Montefalcone ogni giorno e le eventuali autorizzazioni alle varie attività scientifiche. Oltre alle mail sarebbe stato acquisito anche il ‘documento di missione’ contenente gli indirizzi di ricerca.
Se dovessero emergere i via libera, è sempre una ipotesi investigativa, la morte della dottoressa e dell’assegnista Muriel Oddenino potrebbe essere inquadrata come infortunio sul lavoro. L’ateneo genovese, sin dal primo giorno, ha sempre sottolineato che “l’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale”.