Quando l’Etna parla, Comiso risponde
09 Luglio 2026, 10:02
(di Franz Cannizzo) L’eruzione di questi giorni dimostra empiricamente quello che il dibattito sulla privatizzazione SAC ha finora ignorato: Comiso non è un’appendice, è una garanzia sistemica. E trattarla come tale cambia tutto nel contratto di cessione. Nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2026 l’Etna ha eruttato. Fontanarossa ha chiuso. E l’aeroporto di Comiso ha continuato a operare regolarmente, garantendo i collegamenti per i passeggeri della Sicilia orientale. Non è una notizia straordinaria. È accaduto altre volte. Accadrà ancora. Il che dimostra con la forza dell’evidenza quello che il Patto per la Sicilia orientale sostiene da mesi: Comiso non è un asset complementare di second’ordine. È la rete di sicurezza dell’intero sistema aeroportuale della Sicilia orientale. E una rete di sicurezza non si smantella per ragioni commerciali.
Il rischio vulcanico – strutturale, non episodico.
L’Etna è il vulcano più attivo d’Europa. Dal 2011 al 2025 ha registrato oltre 50 episodi eruttivi significativi. Negli ultimi quindici anni si sono verificate almeno dodici chiusure dell’aeroporto per attività vulcanica, alcune delle quali durate più di 24 ore. Il rischio vulcanico non è quindi un’eccezione nella vita operativa dell’aeroporto di Catania. È una caratteristica strutturale del sistema.
Chiunque acquisti la quota di maggioranza di SAC acquista anche questo rischio. Lo acquista sapendo – o dovendo sapere – che Fontanarossa chiuderà periodicamente per motivi che nessun piano industriale, nessun investimento infrastrutturale e nessuna competenza gestionale potrà mai eliminare.
Comiso come infrastruttura di resilienza – la valutazione che manca.
Il comunicato SAC contiene una frase che merita di essere estratta dal contesto operativo di routine e portata nel dibattito sulla privatizzazione: “L’aeroporto di Comiso resta invece regolarmente operativo e continua a garantire i collegamenti programmati.”
In quella frase c’è tutto quello che il bando di privatizzazione non ha ancora detto esplicitamente. Comiso garantisce i collegamenti quando Fontanarossa non può farlo. Non perché sia più grande, non perché abbia più rotte, non perché gestisca più traffico. Ma perché è fisicamente distante abbastanza dall’Etna da non essere interessata dalla stessa dispersione di cenere vulcanica che chiude Catania. Circa 90 chilometri di distanza, sufficiente, nella maggioranza degli episodi eruttivi, a mantenere operativo lo scalo ragusano mentre quello catanese è fermo.
Questa distanza geografica è un valore che il mercato non ha ancora prezzato correttamente. Perché il valore di Comiso non si misura solo nel traffico ordinario, che nel 2025 è crollato al 48% rispetto all’anno precedente, per effetto dell’uscita di Ryanair e prima della risalita prodotta dall’arrivo di Aeritalia. Si misura anche nella capacità di assorbire il traffico deflesso da Fontanarossa durante le emergenze vulcaniche.
La valutazione economica del valore di resilienza – un approccio metodologico.
Gli economisti dei trasporti hanno sviluppato metodologie specifiche per valorizzare la resilienza infrastrutturale, la capacità di un sistema di mantenere le proprie funzioni essenziali in caso di shock. Si chiama “option value” o “valore di opzione”, il valore che un’infrastruttura ha non per quello che fa normalmente, ma per quello che può fare quando le alternative vengono meno.
Nel caso di Comiso, il calcolo del valore di opzione include almeno quattro componenti.
La prima è il valore di continuità turistica. Ogni volta che Fontanarossa chiude durante la stagione turistica, i passeggeri che non possono atterrare a Catania hanno due alternative: dirottare su Palermo, con tre ore di trasferimento aggiuntive o atterrare a Comiso. La disponibilità di Comiso come alternativa praticabile riduce la perdita economica per il sistema turistico siciliano orientale in misura significativa. Una stima prudenziale, basata sui dati di traffico deflesso nelle chiusure degli ultimi anni, suggerisce un valore di alcune decine di milioni di euro per stagione, in scenari di chiusura prolungata.
La seconda è il valore di continuità produttiva. Le imprese della Sicilia orientale che dipendono dalla connettività aerea per le proprie operazioni, import-export, mobilità dei manager, partecipazione a fiere internazionali, subiscono un danno diretto durante le chiusure di Fontanarossa. La disponibilità di Comiso come alternativa riduce quel danno in misura proporzionale alla qualità dei collegamenti disponibili sullo scalo ragusano.
La terza è il valore di continuità territoriale. Per i residenti della Sicilia orientale che devono raggiungere o essere raggiunti da Roma, Milano, o dalle principali destinazioni internazionali, una chiusura di Fontanarossa senza alternative disponibili è un isolamento di fatto. Non è iperbole, è la condizione geografica di un’isola senza alta velocità ferroviaria e senza ponti.
La quarta è il valore assicurativo per il futuro gestore. Un operatore privato che gestisce entrambi gli scali ha uno strumento di business continuity che nessun gestore di un singolo aeroporto possiede. Quando Fontanarossa chiude, può deflettere il traffico su Comiso, mantenere parte dei ricavi, offrire ai vettori una soluzione alternativa invece di un semplice annullamento. Questo valore, che esiste solo se Comiso è mantenuta operativa con collegamenti adeguati, è direttamente nell’interesse economico del futuro gestore privato. Non è un onere che il privato si assume per ragioni territoriali. È un asset che il privato ha interesse a valorizzare per ragioni commerciali.
Il bando e Comiso – la lacuna che cambia tutto.
Detto tutto questo, la lettura del bando di privatizzazione SAC produce una constatazione scomoda: Comiso non è trattata come infrastruttura di resilienza. È trattata come appendice operativa di Fontanarossa, inclusa nel pacchetto per ragioni di concessione, non per una strategia di sistema. Il bando non prevede un piano industriale autonomo per Comiso con obiettivi di traffico misurabili e penali in caso di inadempimento. Non prevede clausole che impediscano al futuro gestore di ridurre l’operatività di Comiso al di sotto di soglie minime di continuità. Non prevede meccanismi che incentivino lo sviluppo della capacità di Comiso come scalo alternativo in caso di emergenza vulcanica.
Il piano industriale da 1,3 miliardi e il rischio vulcanico – l’elefante nella stanza.
Il Masterplan approvato da ENAC prevede la costruzione di una nuova pista parallela a Fontanarossa, lunga almeno 3 km, a sud della pista esistente. Ma la nuova pista si trova nella stessa area geografica della pista esistente. Nella stessa traiettoria di dispersione della cenere vulcanica dell’Etna.
Cosa deve cambiare nel contratto di cessione.
Alla luce di questa analisi, il contratto definitivo di cessione deve includere tre clausole specifiche su Comiso che il bando attuale non prevede.
La prima è una clausola di operatività minima garantita. Comiso deve mantenere un numero minimo di rotazioni settimanali – identificato sulla base della capacità di assorbimento del traffico deflesso da Fontanarossa in caso di chiusura vulcanica, indipendentemente dalla redditività commerciale ordinaria. È una clausola di servizio pubblico con una logica di resilienza sistemica, non di sussidio al traffico regolare. La seconda è una clausola di potenziamento in emergenza. In caso di chiusura di Fontanarossa per cause vulcaniche superiore alle sei ore, il gestore attiva automaticamente un protocollo di potenziamento operativo di Comiso, slot aggiuntivi, handling dedicato, coordinamento con i vettori presenti a Catania e mantiene quella capacità per tutta la durata della chiusura. I costi di questo protocollo sono a carico del gestore, non degli enti pubblici.
La terza è una clausola di investimento in infrastrutture di backup. Una quota definita degli investimenti previsti dal Masterplan deve essere destinata al potenziamento delle infrastrutture di Comiso come scalo di alternativa, capacità di parcheggio degli aeromobili, handling ampliato, sistemi di informazione ai passeggeri, connettività intermodale con Catania.
Le clausole si scrivono adesso. Il bando definitivo non è ancora pubblicato. Le condizioni della seconda fase della procedura non sono ancora note. C’è ancora tempo per farlo bene. L’Etna con la sua ultima eruzione lo ha ricordato, a modo suo.