Dal turismo ai turismi: stiamo assistendo alla fine di un’era?


C’è una parola che per decenni ha dominato fiere, convegni e piani strategici: turismo. Eppure quel singolare non basta più – e chi lavora nel settore lo sa bene. Travelexpo aveva colto il segnale già nel 2016, quando puntò sulla Borsa Globale dei Turismi scegliendo consapevolmente il plurale: i turismi. Una provocazione che oggi si è rivelata una previsione.

“Nasce da questa riflessione il primo quaderno di approfondimento delle tematiche turistiche che Travelnostop.com dedica ai suoi lettori di ieri, di oggi e di domani – spiega Toti Piscopo che ha curato il Report Dal Turismo ai Turismi – a cui ne seguiranno altri proprio per illustrare, affiancare ed approfondire le diverse fasi evolutive del settore, ognuno dei quali saranno curati da un autore diverso”.

L’Organizzazione Mondiale del Turismo (oggi UN Tourism) – si legge sul Report – classifica il turismo principalmente per: provenienza del turista (domestico, inbound, outbound); motivazione del viaggio; durata del soggiorno. Se però guardiamo al mercato contemporaneo, possiamo identificare oltre 50 forme di turismo, molte delle quali sono nicchie specializzate nate negli ultimi vent’anni: dal cicloturismo all’astroturismo, dal dark tourism al turismo genealogico, dai nomadi digitali al last chance tourism verso destinazioni minacciate dal clima.

Facendo riferimento alla recente pubblicazione “25 anni di turismo in Sicilia”, e in particolare all’ultimo capitolo intitolato “Dal 2023 ed oltre”, che individua sei grandi famiglie di turismi: del patrimonio, della natura, del benessere, dell’esperienza, della mobilità e delle passioni. Una tassonomia che sposta l’attenzione dalla destinazione alla motivazione del viaggiatore perchè non si promuove più solo un luogo, ma l’esperienza che il visitatore desidera vivere.

Per generazioni il modello dominante è stato quello delle 3S: Sea, Sun, Sand. Oggi il paradigma è cambiato in quello delle 3E: Entertainment, Excitement, Experience a cui sempre più spesso si aggiunge una quarta dimensione: Transformation. Il turista contemporaneo non cerca soltanto una destinazione, ma autenticità, partecipazione, sostenibilità, benessere, trasformazione personale. Non contano solo i luoghi che si visitano, ma soprattutto le relazioni che si costruiscono e il valore che si lascia.

Tra tutti i segmenti, il turismo del lusso è quello che ha subito la trasformazione più sorprendente. Fino a vent’anni fa significava ostentazione: più stelle, suite più grandi, champagne più pregiato. Oggi, per chi può permettersi tutto, il vero lusso è diventato tempo, silenzio, autenticità, accesso a esperienze irripetibili.Si parla di quiet luxury, di regenerative luxury, di conscious luxury. E c’è qualcosa di più interessante ancora: il lusso non è una motivazione di viaggio come le altre, ma una modalità di fruire qualsiasi esperienza, culturale, naturale, enogastronomica, wellness. Un dettaglio che cambia tutto, soprattutto per destinazioni ricche di identità come la Sicilia.

I “turismi” sono quindi l’espressione di una società più complessa, nella quale il viaggio diventa uno strumento di costruzione dell’identità individuale e collettiva. Da questa chiave di lettura, se condivisa, si potrebbe sviluppare, con il titolo e il contenuto di questo Report “Dal turismo ai turismi: il viaggio non come consumo di destinazioni, ma come incontro tra persone, comunità e territori” una forte azione strategica di formazione, informazione comunicazione, marketing e supporto alla commercializzazione.

Si consiglia la lettura del documento integrale per scoprire le tassonomie dei 50 e oltre turismi contemporanei oltre alle opportunità strategiche per il mercato del lusso trasformativo. 

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