Mazzi in audizione: ecco i 10 comandamenti per il turismo

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La cultura come faro ma anche gli spettacoli dal vivo, il cineturismo, il patrimonio Unesco (a cui si è appena candidata anche Canzone classica napoletana), lo sport, i congressi, i cammini. È pieno di idee a breve e a lungo termine il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che in audizione alle Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria e Agricoltura del Senato ha illustrato le linee programmatiche del suo dicastero.


“Sono alla guida di questo ministero da tre mesi. Ho davanti forse un anno di lavoro intenso: non abbastanza per promettere tutto, ma sufficiente per imprimere una direzione chiara, consolidare ciò che funziona e lasciare al Paese strumenti più forti, più stabili, più moderni. Questo è ciò che riguarda il breve e medio termine, consentitemi ora il sogno. Una visione che intendo portare avanti: un turismo all’altezza dell’Italia” dice.

E poi illustra i suoi personali “10 comandamenti del turismo italiano”: attrarre investimenti privati con incentivi certi; creare una finanza specializzata; ridurre la stagionalità rafforzando le imprese; accelerare l’uso della tecnologia e dell’IA per aumentare la competitività; mettere al centro i lavoratori; sviluppare nuovi mercati e nuovi turismo; rendere più strategica la promozione internazionale; investire nel sud; garantire la sostenibilità del settore e la stabilità del settore; ottenere una linea europea di bilanci specifica.


Il mantra di Mazzi è chiaro: il turismo è una macro-industria, motore del terziario e dell’economia dei servizi, è in pieno fermento e continua a crescere. E come tale va organizzata e trattata. “Il governo Meloni – sottolinea – ha compiuto una scelta politica precisa: ha portato il turismo nel cuore della politica economica nazionale qualificando il ministero come dicastero economico a pieno titolo. Per affermare pubblicamente questa visione, stiamo organizzando – assieme al ‘Sole 24 Ore’ – un grande appuntamento per il 27 settembre, Giornata Mondiale del Turismo, dal titolo inequivocabile: ‘Perché il turismo è industria strategica’. Non sarà una celebrazione rituale. Sarà un momento politico e programmatico: chiameremo i principali protagonisti della filiera turistica e dei comparti collegati – dalla logistica all’agricoltura, dalla cultura ai servizi – a spiegare perché il turismo produce valore industriale, occupazione qualificata, investimenti e competitività per l’intero sistema Paese”.


Nel 2025 il turismo italiano – ricorda Mazzi – ha registrato nuovi record: 477 milioni di presenze e oltre 185 milioni di arrivi. Anche per l’estate del 2026 l’Italia si conferma regina europea del turismo, registrando un tasso di saturazione Ota del 51,2%, superiore a Spagna e Francia, ferme rispettivamente al 42,8% e 32,9%, e una tariffa media (153 euro) più bassa rispetto a Spagna (170) e Grecia (195).

In Italia non esiste un solo turismo: esistono molti ‘turismi’, collegati tra loro da una catena del valore ampia, dinamica e in continua evoluzione. Se il “turismo culturale è la leva primaria dell’attrattività italiana con un valore di 56 miliardi” e gli “spettacoli dal vivo hanno segnato 253 milioni di spettatori per una spesa complessiva di 4,3 miliardi”, ”ci sono anche lo sport (dai Giochi del Mediterraneo che si terranno a Taranto all’America’s Cup 2027 che produrrà 370 milioni di euro solo di spesa turistica diretta)”.

Molto spazio anche al turismo slow e green con i 123 cammini per quasi 30mila chilometri di rete (quello di Francesco lanciato il 30 luglio e quello di Giovanni Paolo II lanciato il 16 ottobre con la Polonia), il cicloturismo (investiti 40 milioni per migliorare fruibilità e sicurezza dei percorsi e realizzare la più grande ciclovia d’Europa con il Giro d’Italia nei borghi).

Si punta anche sulla transizione ecologica delle imprese con il Fondo GreenTour da 109 milioni di euro e su digitalizzazione, accessibilità e sostenibilità grazie all’accordo di sviluppo e coesione da 121 milioni.
C’è poi il turismo congressuale: l’Italia è al primo posto in Europa e al secondo nel mondo per congressi ospitati, con un impatto economico diretto di quasi 15 miliardi di euro. Non ultima l’importanza delle aree interne, dei borghi e delle isole minori sostenute “con nuovi investimenti del Fondo per lo sviluppo infrastrutturale, pari a 320 milioni di euro”.

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