Mete turistiche non più sicure, si alza allerta terrorismo


Si estende anche ai luoghi turistici l’allerta terrorismo dopo la minaccia del generale Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate iraniane: “d’ora in poi, i centri turistici e ricreativi di tutto il mondo non saranno più sicuri per i nemici”. E ancora: “I vostri funzionari non saranno al sicuro da nessuna parte, nemmeno in vacanza o nei luoghi di svago. Sulla base delle informazioni che abbiamo ottenuto su di voi, d’ora in poi nessun lungomare, resort, centro turistico o di svago al mondo sarà sicuro per voi”.

Anche in Italia, dunque, si rafforza il fronte della sicurezza su tutti gli obiettivi sensibili, già innalzato dopo l’inizio della crisi in Medio Oriente. In più, ora, i riflettori sono puntati anche su piazze, città monumentali e luoghi di divertimento frequentati da migliaia di persone, anche alla luce del nuovo proclama di Teheran.

Su questo fronte un punto della situazione sarà fatto dal Viminale al Comitato di analisi strategica antiterrorismo, il vertice a cui partecipano forze di polizia e servizi di intelligence, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e convocato per le prossime ore.

L’allerta resta alta ma senza allarmismi. Lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani definisce la minaccia dell’Iran alle mete turistiche “molto vaga, ma – sottolinea – certamente non va mai sottovalutata. Questo però non ci deve neanche costringere a essere spaventati di tutto, perché al momento io non vedo rischi imminenti nel nostro Paese, però è giusto che si innalzi il livello di sicurezza proprio perché la prevenzione è fondamentale”. 

Fin dallo scoppio del conflitto il Viminale aveva già disposto il rafforzamento immediato dei dispositivi di vigilanza su molti degli oltre 28mila obiettivi sensibili nelle città italiane. Tra questi, ambasciate, consolati e luoghi di culto riconducibili, in particolare, ai Paesi coinvolti. Viene anche chiesta un’ “attenzione scrupolosa” ad aeroporti e stazioni ferroviarie e, nei porti, dove “dovrà essere attentamente monitorata la presenza di assetti navali militari e commerciali riconducibili ai Paesi sensibili (Usa ed Israele, ndr), nonché quella delle grandi navi di crociera delle principali rotte turistiche”.

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