Nessuna emergenza energia, Meloni esclude razionamenti

ANSA/FABIO FRUSTACI


C’è attenzione ma nessuna emergenza. Da Palazzo Chigi si cerca di abbassare la tensione sulla crisi energetica generata dal conflitto in Iran, anche se sicuramente l’argomento verrà affrontato dalla premier Giorgia Meloni, chiamata giovedì a tenere un’informativa in Parlamento sulla “azione” del suo governo.

Con Algeria, Libia e Azerbaigian si lavora per le forniture di carburante per aerei, in uno scenario che nel governo si definisce non emergenziale, al di là delle parole con cui il ministro della Difesa Guido Crosetto, in un’intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che “si teme” il rischio che “non tutto ma molto” si blocchi nel giro di un mese.

La situazione, si ragiona nell’esecutivo, potrebbe precipitare se lo Stretto di Hormuz restasse bloccato per mesi con conseguenze paragonabili ai tempi dell’austerity del 1973 provocata dalla guerra del Kippur. Una prospettiva che ora è considerata inesistente. Per questo motivo, ai piani alti dell’esecutivo escludono l’ipotesi di fare ricorso a misure drastiche come quelle incluse nelle raccomandazioni diffuse dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) il 20 marzo, come smart working, razionamento dei carburanti, le targhe alterne o la riduzione dei limiti di velocità per le auto. I tecnici del Mase stanno completando i monitoraggi anche sulla base del piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale. E nelle prossime ore il ministro Gilberto Pichetto si confronterà con Meloni.

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