Turismo: industria o impresa? È scontro tra Mazzi, Fipe e Confturismo

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Industria, impresa o ecosistema diffuso sui territori? Si accende il dibattito sulla definizione del turismo italiano dopo le parole del ministro Gianmarco Mazzi, che in occasione della Giornata Mondiale del Turismo, ha ribadito la necessità di riconoscere al settore un ruolo strategico nell’economia nazionale e un peso maggiore anche a livello europeo. Secondo i dati richiamati dal ministro, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti, il turismo produce in Italia un impatto economico stimato tra il 13% e il 18% del Pil, per un valore superiore ai 240 miliardi di euro.

Da qui l’obiettivo indicato da Mazzi: accompagnare il turismo italiano nel passaggio da comparto a vera e propria piattaforma industriale, competitiva, integrata lungo la filiera, capace di attrarre investimenti e creare valore durante tutti i dodici mesi dell’anno. Un percorso che, nelle intenzioni del Ministero, passa attraverso semplificazione, qualità dei servizi, sostegno agli investimenti e una maggiore attenzione al turismo nelle politiche europee.

Una definizione, quella di “industria”, che però non convince Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio. “Con tutto il rispetto per un ministro della Repubblica, il turismo italiano è tutto fuorché un’industria”, sostiene Stoppani, secondo cui il concetto di industria richiama “la standardizzazione dei processi e la ricerca di economie di scala ottenute tramite grandi volumi e concentrazioni di attività”.

Per il presidente Fipe, il modello turistico italiano si fonda invece su caratteristiche opposte: “La nostra vera forza è una biodiversità unica dell’offerta e dell’accoglienza. Non esiste un modo per applicare un minimo comune denominatore a un modello fatto di piccole e medie imprese diffuse su tutto il territorio”.

Stoppani richiama quindi i 117 miliardi di valore aggiunto generati dal turismo e la loro distribuzione in 3.292 comuni turistici italiani. Territori che, sottolinea, rispondono a esigenze e caratteristiche differenti e che non possono essere omologati sotto un unico modello industriale.

Nel dibattito interviene anche Manfred Pinzger, presidente di Confturismo Confcommercio, che propone un’altra definizione: “Il turismo non è industria, è impresa”. “Il turismo del nostro Paese è il più formidabile motore di sviluppo sostenibile, sociale e territoriale che possediamo”, afferma Pinzger, ricordando le oltre 400 mila imprese turistiche attive tra alberghi, ristoranti, campeggi, agenzie di viaggio, porti turistici e professioni del settore. Secondo il presidente di Confturismo, questo ecosistema di imprese e territori rappresenta una ricchezza da sostenere e accompagnare nella crescita. Tra le priorità indicate ci sono il governo dei flussi turistici, la misurazione dell’impatto ambientale e della capacità di carico delle destinazioni, incentivi fiscali per le imprese che investono e un migliore coordinamento dei fondi nazionali destinati al settore. “Lo abbiamo detto e continuiamo a ripeterlo: il turismo è territorio, il turismo è impresa”, conclude Pinzger.

Alle osservazioni delle associazioni di categoria è arrivata la replica di Mazzi, che rivendica la scelta del termine “industria” e accoglie positivamente il confronto. “Rilevo con soddisfazione che si sta accendendo un dibattito sul tema turismo. Il fatto stesso che se ne parli dimostra che abbiamo centrato l’obiettivo: riconoscere la forza e la centralità di un settore che non può più essere relegato al ruolo di Cenerentola dell’economia o di semplice comparto accessorio”, afferma il ministro.

Per Mazzi, il significato stesso della parola industria si è evoluto e non può essere ricondotto esclusivamente alla produzione seriale e alla standardizzazione. Il turismo, sostiene, organizza risorse, competenze e relazioni per generare valore e rappresenta una delle filiere più trasversali del sistema economico italiano, mettendo insieme ricettività, ristorazione, trasporti, artigianato, tecnologia, infrastrutture, cultura e commercio. La presenza prevalente di piccole e medie imprese, secondo il ministro, non contraddice questa impostazione, ma definisce piuttosto il carattere specifico del modello italiano. “Quella italiana è un’industria della diversità, non della standardizzazione. Non vogliamo omologare l’Italia: vogliamo dare forza industriale alla sua unicità”, ribadisce Mazzi.Il confronto è dunque destinato a proseguire. Il ministro ha invitato Stoppani all’evento dedicato al futuro del turismo in programma il 17 ottobre, auspicando “un confronto utile e leale”.

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