Metà degli italiani non prenota per l’ansia da pronuncia
04 Giugno 2026, 11:10
Alcune delle destinazioni più affascinanti e culturalmente ricche al mondo vengono spesso escluse dai piani di viaggio non per mancanza di interesse, ma per il timore di sbagliare nel pronunciarle ad alta voce. Tra le località considerate più difficili da pronunciare dagli italiani emergono Gdansk (36%), Montjuïc (35%) e Reykjavik (24%). E la difficoltà non riguarda solo l’estero. Anche in Italia alcuni nomi geografici mettono in crisi i viaggiatori: Oulx (27%), Champorcher (22%) e Gressoney-Saint-Jean (22%) risultano tra le destinazioni più frequentemente pronunciate in modo errato, evidenziando una diffusa insicurezza legata ai nomi delle località.
Ecco perchè, secondo una ricerca commissionata da Omio, quasi un italiano su due (44%) evita di prenotare mete di cui non sa pronunciare correttamente il nome e un altro 20% si dichiara meno propenso a visitare una destinazione se non è sicuro della sua pronuncia. Non si tratta solo della pronuncia, anche sapere come scrivere e cercare correttamente i luoghi rappresenta spesso un ostacolo, a causa di combinazioni di lettere poco familiari.
Più che la difficoltà linguistica in sé, a frenare molti italiani è soprattutto l’”imbarazzo” sociale. Il 21% dei viaggiatori ammette infatti di aver evitato di prenotare una meta per paura di sbagliare pronuncia, il 17% teme situazioni imbarazzanti e il 15% ha paura di risultare scortese o di essere giudicato dagli altri. Per il 10%, inoltre, le destinazioni dai nomi difficili appaiono automaticamente più complicate e stressanti da visitare.
In un momento in cui i viaggiatori cercano esperienze sempre più autentiche e internazionali, anche la barriera linguistica continua quindi a influenzare le scelte già nella fase di ricerca e prenotazione. Per aiutare le persone a sentirsi più sicure nell’esplorare nuove destinazioni, Omio vuole contribuire ad abbattere le barriere che possono rendere intimidatorio il viaggio ancora prima della partenza. In collaborazione con il celebre poliglotta ed esperto linguistico Alex Rawlings, il brand ha creato una guida per aiutare i viaggiatori a sentirsi più sicuri nello scoprire nuove destinazioni.
Una necessità, questa, fortemente sentita anche nel nostro Paese: i viaggiatori italiani desiderano infatti cambiare rotta, con il 59% che dichiara di voler migliorare attivamente la propria pronuncia prima di mettersi in viaggio. Ciononostante, sono ancora pochi coloro che si rivolgono agli esperti tradizionali (appena il 16% consulta professionisti del settore). Al contrario, per trovare soluzioni rapide e accessibili, quasi la metà degli intervistati (48%) si affida a strumenti di intelligenza artificiale e motori di ricerca, mentre il 25% preferisce invece chiedere aiuto ad amici e familiari.
In alcuni casi, l’incertezza sulla pronuncia impedisce al 44% dei viaggiatori italiani persino di cercare determinate destinazioni, il che significa che queste non vengono mai prese in considerazione. Ma il fenomeno va inoltre oltre le destinazioni turistiche e coinvolge anche la sfera gastronomica. Il 30% dei viaggiatori italiani ammette infatti di evitare di ordinare piatti che non sa pronunciare con sicurezza durante i viaggi, rinunciando spesso a esperienze culinarie autentiche. Tra i piatti più evitati figurano Bouillabaisse (32%), Souvlaki (24%), Tzatziki (22%) e Açai (20%).
Rimane infine evidente il divario generazionale: l’89% dei Baby Boomers si dichiara aperto a visitare destinazioni che non sa pronunciare correttamente, contro il 78% della Gen Z.
E non si tratta solo di un fenomeno italiano. A livello internazionale, il 10% degli americani, il 7% dei tedeschi e il 5% degli spagnoli dichiara di evitare destinazioni che non sa pronunciare con sicurezza.