Card turistiche, è boom soprattutto al Nord


Un utilizzo sempre maggiore delle card turistiche anche se con una diffusione concentrata maggiormente al Nord e al Sud e un’offerta ancora disomogenea fortemente orientata alla fruizione culturale. E’ la fotografia scattata a livello regionale e provinciale da Risposte Turismo.

“Nel biennio 2024-2025 abbiamo registrato in Italia una nuova decisa spinta alla diffusione delle card turistiche all’interno delle attività di destination management e promozione territoriale – commenta Francesco di Cesare, presidente Risposte Turismo -. I margini per una diffusione più capillare sono ampi e una crescita dell’utilizzo di questo strumento potrebbe contribuire a rendere più accessibile e leggibile l’offerta turistica dei territori, mettendo in rete luoghi, servizi e operatori”.

Dalla mappatura effettuata da Risposte Turismo emerge un panorama nazionale che unisce esperienze consolidate e strutturate – spesso localizzate nei principali poli turistici urbani – a numerose iniziative di scala locale, con livelli differenti di sviluppo, governance e integrazione dei servizi. A ciò si aggiunge una pluralità di modelli che comprendono vere e proprie city card integrate, pass culturali, card regionali, strumenti più integrati e prodotti più semplici o settoriali.

Nel dettaglio, le regioni in cui è presente almeno una card regionale sono 10, di cui 6 al nord e 4 al sud. Dall’analisi effettuata da Risposte Turismo spicca l’assenza di card turistiche regionali nel centro del Paese e nelle isole, una situazione che secondo i ricercatori di Risposte Turismo è da leggersi come il riflesso di una diversa capacità e volontà dei territori di aggregare offerta, servizi e soggetti coinvolti attorno a uno strumento che, pur versatile, richiede progettazione, coordinamento e gestione continuativa. Più che un limite strutturale, quindi, un’indicazione di potenziale ancora inespresso.

Scendendo a un livello provinciale, i capoluoghi in cui è presente almeno una card sono 39 (il 36% del totale), numero che salirà a 44 al termine dell’iter per l’introduzione di questo strumento di valorizzazione territoriale attualmente in corso a Cagliari, Catania, Messina, Perugia e Pescara.

Da rilevare come 14 dei primi 20 capoluoghi di provincia italiani per numero di arrivi dispongano di una card per visitare la città, a dimostrazione di uno strumento adottato prevalentemente nei principali poli turistici cittadini e limitato ad aspetti di tipo culturale e di mobilità urbana.

Per quanto riguarda la tipologia, dall’analisi effettuata dai ricercatori di Risposte Turismo emerge una prevalenza di card e pass turistici (41%) che consentono l’accesso a più attrazioni con un titolo e integrano anche servizi aggiuntivi come i trasporti pubblici, sconti in negozi e ristoranti ed eventi o tour guidati. Seguono i pass culturali / card museali (35%) le destination card (8%) e altre tipologie (16%) che includono, ad esempio, iniziative private di aggregazione di prodotti turistici, trasporti e servizi turistici privati.

Le card turistiche analizzate si concentrano prevalentemente su durate brevi, con una forte incidenza delle formule 24, 48 e 72 ore, quest’ultima la più diffusa. Il range di prezzo varia dai 10 ai 149 euro, con un valore medio di 37 euro. La maggior parte delle card mappate (61%) è di tipo misto e offre ingressi gratuiti ad alcune attrazioni e riduzioni in altre. Minima la percentuale di card personalizzate in base alle scelte del visitatore (2%), con un costo che varia a seconda delle attrazioni selezionate.

Con riferimento alla modalità di fruizione, il 78% delle card può essere utilizzato in modalità digitale e il 35% ha un’app dedicata oppure si integra in app esistenti (come, ad esempio, quelle del trasporto pubblico). Da notare come, sebbene lo studio evidenzi una progressiva digitalizzazione dell’offerta, l’84% delle card abbia l’opzione card fisica acquistabile o ritirabile presso punti informativi.

Dalla mappatura effettuata da Risposte Turismo emerge, infine, come le card a gestione pubblica rappresentino il modello prevalente (60%), seguito da quello misto pubblico – privato (34%), dove spesso è presente una maggiore articolazione dell’offerta. Le card gestite da operatori privati sono meno diffuse (6%) e tendono a configurarsi come prodotti commerciali, con livelli di integrazione variabili.

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