Perché gli hotel non compaiono nelle risposte AI: i 10 errori più comuni

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La visibilità degli hotel non dipende più solo da Google e dalle OTA, ma sempre più dalle risposte generate da ChatGPT, Gemini e altre intelligenze artificiali utilizzate per pianificare viaggi e soggiorni. In questo scenario, molte strutture risultano escluse dalle risposte. Il problema non è la domanda, ma la capacità dei contenuti di essere trovati, interpretati e ritenuti affidabili dai sistemi AI.

È il quadro tracciato da dAirect, che ha sviluppato una tecnologia in grado di analizzare e ottimizzare la presenza delle strutture ricettive nei sistemi di intelligenza artificiale generativa, rendendo i siti diretti degli hotel e i loro contenuti più facilmente ‘leggibili’ e quindi più probabilmente utilizzabili come fonte da parte di ChatGPT, Gemini, Claude e altri assistenti AI. Il sistema consente inoltre di monitorare la visibilità delle strutture all’interno delle risposte generate dalle AI, un dato oggi quasi sempre non tracciato dagli strumenti tradizionali di marketing.

Dopo pochi mesi di attività è attiva con circa 200 strutture ricettive, collabora con gruppi come VOIhotels, Mokinba e Italian Hotel Group, genera circa 500.000 euro di ricavi ricorrenti annuali e punta a 1 milione entro il 2026.

“Per anni gli hotel hanno lavorato per essere trovati. Oggi devono essere scelti. L’intelligenza artificiale cerca fonti affidabili, non si accontenta dei risultati – spiega Antonio Picozzi, CEO e co-founder di dAirect -. La nuova sfida diventa costruire una presenza digitale così chiara, coerente e autorevole da diventare la risposta che l’AI decide di offrire agli utenti. Gli hotel non scompaiono per un’unica ragione: contenuti generici, dati non strutturati, incoerenze tra canali e scarsa qualità informativa. Se un sistema AI non riesce a interpretare una struttura in modo chiaro, semplicemente non la utilizza come fonte”.

I 10 errori che rendono invisibili gli hotel alle AI

1. Siti non strutturati per la lettura automatica dei contenuti: informazioni presenti ma non interpretabili correttamente dalle AI.

2. Contenuti generici e privi di segnali informativi utili: testi basati su cliché e descrizioni standard.

3. Assenza di dati strutturati: camere, servizi e caratteristiche non machine-readable.

4. Incoerenza tra sito, OTA e altri canali digitali: dati discordanti tra piattaforme.

5. Google Business Profile incompleto o non aggiornato: fonte primaria spesso trascurata.

6. Recensioni non valorizzate come asset semantico: feedback non trasformato in informazione strutturata.

7. Contenuti sul territorio deboli o assenti: scarso presidio informativo sulla destinazione.

8. Immagini prive di contesto informativo: asset visivi non leggibili dalle macchine.

9. Mancanza di contenuti conversazionali: assenza di risposte a domande reali degli utenti.

10. Nessun monitoraggio della visibilità nelle AI: mancata misurazione della presenza nei sistemi generativi.

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