Hotel invisibili e commissioni al 35%: è l’era in cui decide l’IA

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Immaginate di trovarvi su uno splendido belvedere sopra Lisbona, ma invece di godervi la luce del tramonto, avete gli occhi sullo smartphone per capire se quel locale valesse davvero la salita. Fino a ieri, il turismo digitale era questo: un filtro continuo tra noi e l’esperienza. Oggi quel filtro sta cambiando, con l’arrivo di nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

A fare da detonatore è il cosiddetto ‘caso Tripadvisor’ (rilanciato dall’analisi The Tripadvisor Warning firmata da Melvin Boecher): lo storico portale ha visto diminuire i visitatori mensili da 160 a 120 milioni in due anni, perdendo metà del proprio valore in borsa. Il motivo è l’ascesa delle AI Overviews, le risposte di Google che forniscono informazioni senza rimandare ai siti esterni.

I dati di Phocuswright indicano che quasi il 40% dei viaggiatori pianifica le vacanze parlando direttamente con gli assistenti virtuali. Di conseguenza, i blog di viaggio registrano cali di traffico fino al 90% e le agenzie di promozione territoriale fino al 40%. I dati della suite Meltwater indicano che Booking.com ed Expedia controllano oltre il 54% della visibilità all’interno delle risposte fornite dall’AI sugli hotel europei.

“Se chiedi a ChatGPT un hotel boutique a Porto, l’algoritmo attinge direttamente dai loro database. Per le strutture indipendenti il rischio è finire in un affitto perenne della visibilità, pagando commissioni fino al 35% a piattaforme che usano quei soldi per fare pubblicità su Google, oscurando i canali diretti”, spiega Davide Filiaggi, co-founder di RankWit.

In questo contesto si inserisce RankWit, startup innovativa e società benefit fondata da Dario Valastro, Davide Filiaggi e dal CTO Vincenzo Marragony, con Mirko Lalli in qualità di socio, advisor e Presidente del CdA.La soluzione proposta si chiama GEO (Generative Engine Optimization): una strategia pensata per preparare hotel e territori affinché vengano compresi, selezionati e raccomandati da ChatGPT, Perplexity, Gemini o Claude.

La strategia si basa su tre pilastri:

  • Il contesto batte la keyword: l’AI analizza il significato dei contenuti, mappando i siti per comprendere perché una struttura possa rispondere alle richieste del viaggiatore.
  • L’infrastruttura tecnica e Google: adeguamento dei profili aziendali e dei dati strutturati ai requisiti dei motori di nuova generazione.
  • La reputazione diffusa: intercettare i flussi informativi da cui le intelligenze artificiali apprendono, da Reddit a YouTube, passando per i social network.

Per sviluppare questo approccio, RankWit ha avviato collaborazioni con l’Osservatorio Travel Innovation di un ateneo milanese e con le Università di Catania e Bologna per studiare i bias all’interno dei Large Language Models.

“L’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole del mercato. Il nostro obiettivo è rimettere i dati in mano ai proprietari, evitando che vengano tagliati fuori”, conclude Dario Valastro.

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