Vacanze estive più brevi? il 40% delle famiglie italiane dice sì
18 Febbraio 2026, 12:40
La proposta del Ministro del Turismo di accorciare le vacanze estive e ridistribuire le ferie scolastiche durante l’anno ha scatenato un dibattito acceso all’interno del mondo dell’impresa, della comunità educativa e dei sindacati. Un sondaggio condotto a febbraio 2026 da Novakid, scuola di inglese online per bambini dai 4 ai 12 anni, rivela che il 40% dei genitori italiani con figli di età compresa tra i 6 e i 14 anni è favorevole all’accorciamento delle vacanze estive a favore di pause più frequenti durante l’anno.
Il dibattito sulla durata delle vacanze scolastiche estive in Italia non è una novità, anche se la discussione si è recentemente riaccesa in seguito alla proposta del Ministro del Turismo, Daniela Santanchè, di ripensare la lunga pausa estiva in Italia. La proposta è quella di ridurre la durata delle vacanze e distribuirle in modo diverso durante l’anno.
Nello specifico:
Il 40% dei genitori si dichiara favorevole a una riduzione delle vacanze estive, compensata da pause più frequenti durante l’anno scolastico;
28,5% mantiene una posizione neutrale, esprimendo apertura ma anche cautela rispetto alle modalità di applicazione;
31,5% si dice contrario, soprattutto per ragioni legate alla tradizione, alla gestione del tempo libero e all’organizzazione familiare.
Il tema appare ancora più rilevante se osservato in prospettiva comparata. L’Italia, infatti, è tra i Paesi europei con le vacanze estive più lunghe, che possono superare le 12–13 settimane. In molti altri sistemi scolastici europei, invece, la pausa estiva è più contenuta e meglio bilanciata:
Germania e Paesi Bassi: circa 6 settimane, con forti differenziazioni regionali;
Francia: circa 8 settimane, compensate da pause intermedie regolari durante l’anno;
Regno Unito: mediamente 6–7 settimane, all’interno di un calendario strutturato su trimestri.
I risultati della ricerca indicano, quindi, che una parte significativa delle famiglie italiane è pronta a considerare un cambiamento strutturale del calendario scolastico. Un segnale, questo, che il tema, sempre più centrale nel dibattito pubblico, merita un approccio basato su dati, confronto internazionale e valutazioni di impatto educativo di lungo periodo.