Medio Oriente, allerta voli prorogata fino al 18 marzo

Photo by AFP


L’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha prorogato fino al 18 marzo la sua raccomandazione alle compagnie aeree di evitare lo spazio aereo sopra le aree del Medio Oriente. Il bollettino informativo dell’Easa riguarda 11 Paesi che gli operatori aerei dovrebbero evitare in parte o del tutto “a tutti i livelli di volo e a tutte le altitudini”: si tratta di Bahrein, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Anche in Yemen e Siria sono in vigore restrizioni dello spazio aereo.

“Dato l’intervento militare in corso, è probabile che si verifichino azioni di ritorsione contro le risorse statunitensi e israeliane nella regione” mediorientale, afferma il bollettino, sottolineando che vi sono “ulteriori rischi elevati non solo per lo spazio aereo dell’Iran, ma anche per quello degli Stati vicini che ospitano basi militari Usa o che sono altrimenti interessati dalle ostilità”.

Intanto, in Egitto, Egyptair sta riprendendo gradualmente i voli per Dubai, Dammam e gli Emirati Arabi Uniti. Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha esaminato l’impatto della guerra in corso tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran sull’aviazione egiziana con il primo ministro Mostafa Madbouly e il ministro dell’Aviazione civile Sameh El-Hefny. Durante gli incontri sono stati anche esaminati i progetti di sviluppo aeroportuale, tra cui i piani per espandere la capacità dell’Aeroporto Internazionale del Cairo con la realizzazione di un nuovo terminal. Lavori di ammodernamento sono in corso anche negli aeroporti di Luxor, Alessandria ed El Alamein e si prevede la realizzazione di nuovi scali internazionali, ad Al Arish e a Santa Caterina, nel Sinai.

Intanto, oltre 43 mila cittadini americani sono ritornati negli Stati Uniti dal Medio Oriente dal 28 febbraio. L’11 marzo, il Dipartimento di Stato ha contattato quasi 9.000 cittadini americani negli Emirati Arabi Uniti per offrire charter del governo Usa: nonostante gli sforzi, “quei voli sono partiti con posti disponibili a causa della mancanza di domanda”. La maggior parte di americani che ha chiesto assistenza l’ha rifiutato quando offerta, “scegliendo di rimanere nel Paese o di prenotare opzioni di volo commerciale”.

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