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L’immenso fragore del silenzio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il punto di vista di Luigi Sciarra, presidente regionale ADA Lazio e vicepresidente Skal International Roma.

La diffusione del coronavirus ha scoperchiato con una rapidità impressionante tutte le nostre fragilità attraverso il suo alleato ancora più forte, l’emotività, per la quale non è possibile trovare in laboratorio un antitodo. Essa è parte di ognuno di noi in ogni angolo del mondo.

La conseguenza immediata è la crisi totale dell’ economia del nostro sistema Turismo che sta facendo emergere fragilità strutturali. Come un castello di sabbia che, raggiunto da un’onda, si scioglie velocemente lasciando solo un mucchietto poco più alto che, a malapena, si nota sulla battigia. Sono bastate due settimane, forse meno, per mettere tutti in ginocchio: tour operator, vettori, alberghi, ristoranti… e tutta la filiera produttiva turistica e ad effetto domino anche tutto l’indotto.

L’immaginario collettivo non conosce e non percepisce quanto valore economico sviluppa il turismo e quanta forza lavoro impegna (11% della forza lavoro italiana e 13% del PIL nazionale), quindi grandi numeri. Il blocco totale del comparto sta già generando conseguenze gravissime. Le aziende, nella stragrande maggioranza piccole, riescono a fare i numeri di cui sopra. La forza lavoro del settore è, specialmente nei grandi poli turistici, gestita da società di servizi. Quindi contratti part time, a chiamata, partite iva ecc, rari i contratti a tempo pieno ed indeterminato.

Roma, Milano, Venezia sono già città vuote e troppo silenziose con taluni alberghi già chiusi, file di taxi fermi in attesa di clienti che non arrivano, ristoranti e bar vuoti, bus fermi nei garage. Resistere si deve ma i tempi di una ripresa saranno lunghissimi e non certo finiranno a breve con l’ aiuto della scienza e della bella stagione.

Il turismo, dopo la fine dell’emergenza, che tutti ci auguriamo finisca presto, combatterà con un nemico più forte: l’emotività. Ci attendono tempi molto lunghi prima che le persone acquisteranno di nuovo la spensieratezza e la possibilità di concedersi una vacanza. Sicuramente alcuni mercati turistici, come ad esempio quello del corporate, dei congressi , degli eventi vedranno una ripresa in tempi inferiori mentre non sarà così per tutti gli altri.

Ovviamente le difficoltà trovano l’ uomo spesso impreparato e inizia quindi l’auto difesa. Si smette di pensare in modo costruttivo perché sopraffatti dalla emotività in tutte le sue forme. Non ci si rapporta più in modo sistemico , non si fa gruppo ed ognuno pensa per sé. Le difficoltà dividono gli uomini, non li uniscono di certo.

E’ ora di scuoterci, svegliarci! Dobbiamo analizzare obiettivamente quale saranno gli scenari futuri anche in presenza di pochi dati certi sull’evolversi della situazione. Dobbiamo mettere in campo le nostre migliori forze . Dobbiamo avere una visione globale su ciò che si sta delineando per l’economia del turismo, e non solo, in Italia e nel mondo. Non è catastrofismo ma, il susseguirsi di questi eventi che ci ha trovato impreparati, distratti, male informati, mal gestiti e soprattutto poco strutturati nel tempo, ci costringe ad analizzare la situazione con il miglior senso critico e costruttivo. Si sta delineando un mondo diverso i cui scenari saranno tutti da scoprire e per i quali dobbiamo trovare soluzioni. Ne vale la vita futura del mondo del turismo“.

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