mercoledì, 2 Dicembre 2020

Neonato lasciato a scalo Doha, test ginecologici forzati: ora il Qatar si scusa

Ora il Qatar fa ‘mea culpa’. Dopo le proteste dell’Australia e l’indignazione montata nel mondo per gli esami ginecologici forzati a cui sono state sottoposte un gruppo di donne all’aeroporto di Doha a seguito del ritrovamento di un neonato abbandonato, l’emirato presenta le sue scuse. “Anche se l’obiettivo di questi esami decisi urgentemente era quello di impedire la fuga degli autori di un orribile crimine, lo Stato del Qatar si rammarica del disagio o della violazione delle libertà individuali che questa azione può aver causato”, indica una dichiarazione pubblicata su un sito governativo.

Il 2 ottobre gli agenti all’aeroporto di Doha hanno sbarcato le passeggere da un volo della Qatar Airlines per Sydney costringendole poi a sottoporsi a esami ginecologici in un’ambulanza parcheggiata sulla pista per cercare di determinare se qualcuna di loro avesse partorito da poco, dopo la scoperta di un neonato abbandonato nei bagni del terminal. Il governo australiano ha protestato esprimendo “profonda preoccupazione” per “il trattamento offensivo, gravemente inappropriato” attraverso la ministra degli Esteri Marise Payne.

Le passeggere quando sono risalite sull’aereo erano in stato di shock, hanno raccontato alcuni testimoni. Le autorità di Canberra hanno successivamente affermato di aver appreso che anche molti altri voli erano stati interessati dallo stesso trattamento. Sarebbero 18, tra cui 13 australiane e altre straniere, le donne visitate forzatamente. Anche il primo ministro australiano, Scott Morrison ha reagito definendo il fatto “spaventoso e inaccettabile”. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al-Thani, ha assicurato in un comunicato che verrà condotta un’indagine “completa e trasparente”, aggiungendo che il suo Paese è “impegnato a garantire la sicurezza e il comfort di tutti i passeggeri in transito nel Paese”. Il premier, Khalid bin Khalifa Al-Thani, ha assicurato che i risultati dell’inchiesta saranno “condivisi con i nostri partner internazionali”. Secondo alcune fonti, le persone implicate nella vicenda potrebbero andare incontro a procedimenti penali. Anche perché lo scandalo delle visite forzate rischia di rovinare l’immagine di modernità che gli Stati del Golfo stanno cercando di accreditare anche in vista dei mondiali di calcio del 2022.

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