Spostamenti tra regioni, via libera dal 3 tra test e tracciabilità

La riapertura totale della mobilità in Italia dal 3 giugno continua a far paura e le Regioni meno colpite si attrezzano come possono. Il dialogo tra il governo, attraverso il ministro delle Autonomie Francesco Boccia, e le Regioni prosegue sottotraccia, ma appare difficile che da qui a mercoledì l’esecutivo defletta dalla decisione di riaprire alla mobilità in tutta Italia.

Il presidente della Toscana Enrico Rossi invoca un rinvio di una settimana degli spostamenti liberi, “per arrivare anche in Lombardia – dice – a un numero di contagi molto ridotto”. Il ministro Roberto Speranza riconosce che “un rischio c’è e sarebbe sbagliato non riconoscerlo” ma del resto riflette “il rischio zero ora non esiste ma ci arriveremo solo quando ci sarà il vaccino e fino ad allora si tratta di assumersi dei rischi ponderati e di provare a gestire una fase diversa”. Secondo il governatore del Veneto Luca Zaia comunque “ci vorrà un Dpcm che interrompa il blocco”, ma l’adozione di un nuovo Decreto del presidente del Consiglio è stato sempre escluso da fonti di governo.

E allora le cosiddette ‘regioni del No’ preparano le contromisure di fronte al rischio di nuovi focolai conseguenti a casi importati.

“Grande la preoccupazione per stazioni e aeroporti come Termini, Fiumicino e Ciampino”, afferma l’assessore alla Sanità del Lazio – al quarto posto per numero di malati -, Alessio D’Amato, che ha chiesto di “riaprire in base ai numeri”. In Regione si valuta di introdurre l’autocertificazione per chi viene dalla Lombardia e da altri territori ad alto contagio, oltre al rafforzamento dei test e del tracciamento dei contatti dei positivi (in teoria un caposaldo della Fase 2 in tutta Italia).

Il presidente della Campania Vincenzo De Luca, capofila del No, ha già annunciato “controlli e test rapidi con accresciuta attenzione”.

“In Sicilia i turisti saranno tracciati”, ha fatto sapere il governatore Nello Musumeci.

Insomma, se non è possibile alle Regioni più preoccupate ottenere un rinvio o una riapertura differenziata, né la libertà di imporre la quarantena – a fronte di turisti europei dell’area Schengen che non dovranno farla -, si punta sui controlli.

Sull’isolamento domiciliare non è escluso che possano arrivare delle ordinanze regionali, ragionano fonti vicine al ministro Boccia, aggiungendo però che finora nessuno ne ha parlato esplicitamente. Del resto se si vogliono attrarre turisti non è pensabile di metterli in quarantena a prescindere. La dicotomia resta sempre quella tra tutela della salute e dell’economia.

 

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