giovedì, 2 Febbraio 2023

Alitalia, prosegue il confronto con i Sindacati

Il Consiglio d’amministrazione slitta a domani

Poteva essere lo scontro finale, a giudicare dalle dichiarazioni della vigilia, ed invece è stato un primo round soft quello tra Alitalia e sindacati nel giorno in cui il numero uno della compagnia, Giancarlo Cimoli, ha illustrato il piano industriale 2005-2008. Un incontro interlocutorio che entrerà nel vivo in agosto quando comincerà il vero confronto sulle strategie per rilanciare la compagnia e sui rinnovi contrattuali, un faccia a faccia che dovrà concludersi entro il 15 settembre con un auspicato via libera al business plan per far partire le procedure per l’erogazione del prestito ponte da 400 milioni di euro. In un clima disteso, i sindacati hanno subito apprezzato lo slittamento del consiglio di amministrazione, inizialmente convocato per domani, al 30 luglio con all’ordine del giorno il piano industriale. Segnale lanciato dall’azienda per dimostrare il rispetto dell’accordo di Palazzo Chigi del maggio scorso,
richiamato spesso dai sindacati ultimamente per rivendicare la necessità del confronto e della condivisione del piano industriale scongiurando il via libera preventivo del board. Prima di incontrare i sindacati, Cimoli ha voluto coinvolgere i dirigenti e i quadri aziendali sulla necessità di uno sforzo
corale ”pesantissimo” nel suo progetto industriale per i prossimi anni, che ha definito ”difficile” ma senz’altro migliore del rischio dell’amministrazione straordinaria. Non ci sono ”scorciatoie o soluzioni semplicistiche per tornare a dare una speranza a questa nostra azienda” ha detto il top manager spiegando in un modo ”aperto, sincero e in alcuni passaggi drammatico” ha descritto chi era presente, che ”operare diversamente, equivarrebbe a chiedere la procedura concorsuale ed ammettere quindi la nostra insolvenza, perdere migliaia di passeggeri, accelerare inesorabilmente e senza ritorno il declino e la morte di Alitalia”. Il prestito ponte non servirebbe più e ai lavoratori la retribuzione potrebbe essere interrotta per essere ripristinata a livelli inferiori. Richiamando l’orgoglio di appartenenza ad una azienda che vuole tornare ad essere una grande compagnia, Cimoli ha sollecitato tutti a credere in questo progetto di rilancio, dando una dose di fiducia sul suo futuro. E’ stata poi la volta dei sindacati. Pacato e nel contempo determinato, come lo hanno percepito i presenti, Cimoli ha ribadito il concetto che lo sta guidando nel tentativo di
risanamento e rilancio dell’azienda: ”occorre un piano di emergenza, ad impatto immediato, con una forte e incisiva azione industriale, una profonda modernizzazione e razionalizzazione dell’organizzazione del gruppo per pervenire – inderogabilmente in un biennio – al risanamento”. Insomma, molti settori vanno ”rifondati” come non è mai stato proposto finora, è il messaggio percepito con soddisfazione dai sindacati, per raggiungere l’equilibrio dei conti nel 2006 e partire con il rilancio che fra il 2007 e il 2008 che può portare ad un incremento di attivita’ fra il 10 e il 15%. Interventi incisivi e radicali riguarderanno le spese di beni e servizi che possono produrre risparmi fra l’8 e il 15% sugli oltre 2 miliardi di euro di costi attuali e l’area commerciale che va reimpostata totalmente. E poi saranno necessarie iniziative per migliorare il rendimento della flotta, i servizi ai clienti privati e aziendali, la presenza di Alitalia sui due hub (Malpensa e Fiumicino) e nel nord Italia. Non si è scesi nel dettaglio della divisione in due della società, toccando quei nodi delicati degli esuberi e delle esternalizzazioni che avrebbero potuto accendere i toni. Nodi che dovranno essere sciolti perché restano pregiudiziali per un via libera al piano. ”Non ho pregiudiziali, nè accanimenti” su questi aspetti ha detto Cimoli, secondo quanto riferito dai
sindacati, ”sono il primo ad escludere queste ipotesi se si trovano soluzioni alternative” ha aggiunto. Nei prossimi due anni, ha spiegato, 1.600 dipendenti andranno in pensione. Qui c’è stato il richiamo dei sindacati ai requisiti di sistema e all’introduzione degli ammortizzatori sociali per il settore, di cui si è tanto dibattuto nei mesi scorsi, che potrebbero accompagnare all’uscita questi lavoratori allontanando proprio lo spettro degli esuberi. Per le attività ”non core”, cioè quelle di terra sulle quali aleggia l’ipotesi di cessione a
partner industriali di maggioranza, ”si sta valutando una diversa organizzazione che sia più adeguata alle diverse logiche industriali per rendere più competitive le strutture e contenere le criticità occupazionali”. A conclusione dell’incontro, a cui ha partecipato anche il direttore delle risorse umane, Massimo Chieli, l’azienda e le nove sigle sindacali hanno sottoscritto un protocollo d’intesa ”con l’impegno volto al salvataggio dell’azienda ed al suo
rilancio”, che prevede ”l’avvio di tavoli di confronto su redditività, produttività e qualità delle aree di attività del gruppo”, il ”coinvolgimento del Governo e dell’azionista per la valutazione del necessario sostegno al progetto industriale nel quadro di un auspicato ammodernamento di tutto il settore del trasporto aereo”.

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