sabato, 31 Ottobre 2020

Come il Covid-19 sta cambiando il modo di prenotare dei viaggiatori

La pandemia di COVID-19 ha avuto conseguenze eccezionali sul settore del turismo, che genera 9.300 miliardi di dollari all’anno a livello globale, e dopo le prime incertezze i viaggiatori sembrano orientati verso una graduale ripresa degli spostamenti, secondo l’ultima ricerca Wakefield.

A livello globale, 3 viaggiatori su 5 intendono prenotare un viaggio nei 6 mesi successivi alla revoca delle restrizioni di viaggio previste dai governi locali, e il 30% degli intervistati ha detto che sceglierà soprattutto destinazioni domestiche. Inoltre, gli operatori del turismo saranno rassicurati dal fatto che due intervistati su tre intendono partire per lo stesso numero di viaggi che erano abituati normalmente a fare prima della pandemia, se non di più.

Per quanto riguarda l’Europa, la preferenza per i viaggi all’interno del territorio nazionale è più pronunciata in Spagna (42%) mentre la tendenza a viaggiare da soli cresce in Francia (25%). D’altra parte, i viaggiatori tedeschi e britannici intendono intraprendere più viaggi internazionali (18% e 14% rispettivamente) rispetto a quelli di altri paesi. In Italia cresce la volontà di rimanere all’interno dei confini nazionali: secondo l’Enit il 58% degli italiani sta programmando almeno un soggiorno in autunno, mentre già il 33% pensa alle vacanze di Natale.

Oltre alla rinnovata intenzione a viaggiare dei consumatori, vanno segnalate altre tendenze e aspettative che stanno emergendo, che potrebbero non solo influenzare le decisioni dei viaggiatori, ma anche definire un percorso per costruire un nuovo settore del turismo capace di affrontare le sfide in futuro. In tutto il mondo, la Generazione Z e i millennial hanno manifestato il forte desiderio di viaggiare ed esplorare. I due terzi degli appartenenti a queste fasce demografiche hanno intenzione di viaggiare nei sei mesi successivi alla conclusione pandemia. I baby boomers e la ‘generazione silenziosa’ (i nati prima del 1945) sono più riluttanti a riprendere a spostarsi, tanto che quasi il 50% degli intervistati vuole aspettare almeno altri sei mesi prima di prenotare un viaggio.

I nati dagli anni ’80 in poi sono anche due volte più propensi a visitare una città e contesti urbani rispetto a chi appartiene ad altre fasce d’età. È importante notare che i più giovani (meno di 40 anni) sono molto attenti all’impatto sull’ambiente quando scelgono un viaggio, un fenomeno che potrebbe essere attribuito anche alle conseguenze del COVID-19. Gli albergatori, soprattutto nelle aree urbane, dovrebbero tenere conto delle aspettative di questi viaggiatori nelle loro strategie di rilancio nei prossimi mesi.

Non serve dire che il COVID-19 ha accelerato l’adozione dell’e-commerce tra i consumatori di tutte le fasce d’età. Un recente studio dimostra che la pandemia ha velocizzato il passaggio dagli acquisti nei punti vendita fisici a quelli digitali di 4-6 anni, ed è lecito aspettarsi che la rapida crescita dell’e-commerce continui. La Wakefield Research ha rilevato schemi di acquisto simili tra i viaggiatori: più del 70% degli intervistati preferisce prenotare il primo viaggio indirettamente, e oltre il 50% ha dichiarato che intende acquistare su siti di prenotazione di terze parti.

Tra le principali motivazioni di questa scelta ci sono il vantaggio di poter confrontare diversi prodotti di viaggio su un unico sito e di poter pagare direttamente per le prenotazioni (tramite portafogli digitali). Chi preferisce pagare i propri soggiorni tramite siti di viaggio di terze parti cita come decisive la possibilità di “riavere indietro i soldi in caso di problemi” e la convinzione che le “transazioni sono più sicure sui siti di viaggio di terze parti”.
Per consentire ai consumatori nativi digitali di prenotare i propri viaggi in sicurezza dove e quando vogliono, Expedia Group ha introdotto la funzione di ‘Prenotazione senza carta di credito’ che permette di acquistare viaggi last minute senza dover inserire i dati di una carta. Questa iniziativa aiuterà gli albergatori a sfruttare nuove opportunità che altrimenti andrebbero perdute.

Dall’inizio della pandemia, il concetto di ‘distanziamento sociale’ è gradualmente entrato nelle abitudini delle persone come misura efficace per limitare la diffusione del COVID-19. Ma nel settore della ricettività, noto per essere un'”attività incentrata sulle persone”, l’applicazione di un rigido distanziamento sociale è stata una misura quasi contraddittoria e la sua adozione ha creato difficoltà a molti albergatori all’inizio della pandemia.

Secondo la ricerca Wakefield, è però certo che quasi il 70% dei viaggiatori preferisce un’esperienza di check-in efficace, ma vuole interagire il minimo indispensabile con il personale delle strutture. Inoltre, i viaggiatori hanno segnalato tra i fattori fondamentali nella scelta di una struttura la presenza di descrizioni chiare delle caratteristiche e dei servizi delle camere, e servizi di ristorazione che garantiscano il distanziamento. I viaggiatori vogliono esperienze prive di contatto, quindi tutto dovrà risultare più semplice. Gli albergatori e gli altri fornitori di servizi legati all’ospitalità devono adattarsi velocemente e innovare, trovando soluzioni per offrire servizi senza contatto personale ma che possano comunque trasmettere un tocco di umanità e soddisfare il cliente.

A questo link i dati completi della ricerca https://go.expediagroup.com/WakefieldPR_1893.html

 

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