Impatto economico e rivoluzione dell’AI priorità per le DMO


Sojern ha annunciato il lancio del suo rapporto ‘State of Destination Marketing 2026‘, che analizza come le Destination Marketing Organization (DMO) stiano navigando tra pressioni economiche, crescenti aspettative di performance e l’accelerazione dei cambiamenti guidati dall’Intelligenza Artificiale in tutto il settore dei viaggi.

Il rapporto rileva che la misura dell’impatto economico si posiziona come la principale competenza strategica nel rapporto di quest’anno, superando parametri come il numero di visite e l’engagement, poiché  coloro che operano nel l’attrattività delle destinazioni affrontano la necessità di avere un controllo  sempre più importante e tangibile del ritorno dei loro investimenti. I risultati indicano una transizione verso una visione più amplificata del marketing guidato dalle performance, in cui le responsabilità e risultati misurabili  diventano sempre più centrali nella strategia delle destinazioni.

La capacità di misurare l’impatto economico si posiziona al di sopra delle misure tradizionali, come visite e engagement, nelle priorità strategiche delle DMO. Con budget sempre più ristretti con cui confrontarsi, i marketers sono di fronte a  una questione molto chiara: l’investimento sta favorendo lo sviluppo turistico
sostenibile della destinazione?
A livello globale, i parametri di conversione e ROI (72%), i dati sull’impatto economico (72%) e i dati
sull’engagement dei clienti (41%) sono ormai gli indicatori più importanti per gli stakeholder. In Nord
America, il 79% delle DMO privilegia risultati economici immediati come i pernottamenti alberghieri e le
entrate dirette sul territorio rispetto alla brand awareness della Destinazione. In Europa la costruzione del
brand a lungo termine conta ancora per il 51% delle DMO, tuttavia la performance viene comunque al
primo posto tra le esigenze delle DMO che attraversano crescenti incertezze finanziarie. Il  31% delle DMO  dichiara, infatti,  che i propri finanziamenti sono a rischio. In Medio Oriente, Asia e Africa (MEA & APAC), l’88% delle DMO afferma che la conversione è il parametro più importante.

Le DMO si dividono equamente tra chi adotta strategie mirate a singole fasi del percorso d’acquisto (47%) e chi preferisce un approccio basato sull’intero funnel (47%), con priorità che variano però su base regionale.
In Nord America domina la performance: il 51% delle DMO si concentra principalmente sulle fase
intermedie e finali del percorso di acquisto,  e tra queste il 31% cita le conversioni come obiettivo principale, rispetto al 15% dello scorso anno. A livello globale, l’attenzione alla notorietà e visibilità della
destinazione  è crollata drasticamente, dal 59% nel 2025 al 25% nel 2026, sollevando interrogativi sull’impatto a lungo termine della carenza di investimenti sulla brand awareness.

L’AI non è più una priorità  futura. Più della metà delle DMO (51%) dichiara occuparsi e  prepararsi
attivamente alla rivoluzione della ricerca guidate dall’AI, e il 31% si aspetta che il proprio sito web diventi la fonte primaria e ufficiale per le risposte generate dall’AI.
L’adozione dell’AI sta accelerando. I due terzi delle DMO (66%) la utilizzano attualmente per supportare la
creazione di contenuti, mentre l’uso dell’AI per l’analisi dei dati e degli insight è balzato dal 28% al 51% in
un solo anno. Tuttavia, la crescita rimane disomogenea: il 16% afferma di non utilizzare affatto l’AI.

Nonostante le  crescenti ambizioni i progressi nella personalizzazione segnano il passo. Solo il 9% delle
DMO descrive la propria pubblicità come “avanzata”, mentre la quota che riporta solo una
personalizzazione di base è salita dal 14% al 22% su base annua.
I dati sono ritenuti  ampiamente affidabili ma sottoutilizzati. Le DMO affermano che offrono il massimo
valore durante la pianificazione (45%) e il reporting post-campagna (44%), mentre solo il 7% dichiara di
svolgere il ruolo più strategico durante l’esecuzione della campagna in tempo reale. I dati demografici
(74%) rimangono l’input di targeting dominante a livello globale, mentre l’Europa punta maggiormente sui dati relativi all’audience e al foot traffic rilevati, ad esempio, dai GPS dei cellulari, cercando di capire meglio chi sono i viaggiatori e come si muovono sul territorio. L’area AMEA guida le tattiche più avanzate, con il 78% che utilizza insight comportamentali e di destinazione e il 56% che utilizza dati psicografici per
personalizzare su larga scala.

I social a pagamento rimangono il canale digitale più utilizzato, con l’88% delle DMO che vi investe a livello globale. Instagram e Facebook continuano ad ancorare le strategie social (rispettivamente con il 97% e il 90% di adozione), mentre l’uso di YouTube è cresciuto al 55%, riflettendo il suo ruolo nelle fasi di
ispirazione e considerazione.
Le strategie di canale stanno diventando più selettive. L’uso della pubblicità display è sceso dal 75% nel
2025 al 45% nel 2026, mentre l’adozione di TikTok è diminuita dal 49% al 28%, segnalando una
focalizzazione più netta sui canali che supportano più chiaramente le performance. Sebbene meno team
diano ora priorità alla Connected TV (CTV) come canale primario, il 58% delle DMO afferma che la CTV è da “mediamente a criticamente importante” nel mix mediatico complessivo.

Il marketing cooperativo rimane una leva fondamentale. L’ottanta percento delle DMO gestisce campagne in cooperazione, principalmente per raggiungere un pubblico più vasto (70%), aumentare l’investimento totale (64%) e condividere i costi (63%). Tuttavia, la complessità rimane un ostacolo, con il 27% delle DMO che cita la gestione dei partner come troppo difficile per team ridotti.
Il rapporto di quest’anno è stato realizzato in collaborazione con Dynata e ha ricevuto il supporto di Brand USA, U.S. Travel Association, Destinations International, Destination Canada, European Travel
Commission, City DNA, Caribbean Tourism Organization e Pacific Asia Travel Association (PATA).

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