Privatizzazione Sac: gara in arrivo e nubi all’orizzonte
27 Aprile 2026, 12:47
Dopo che il ministero dei Trasporti ha dato il via libera ufficiale alla privatizzazione degli aeroporti di Catania e Comiso, Antonino Belcuore, commissario straordinario della Camera di commercio del Sud-Est che ha il controllo di Sac, annuncia che l’avviso per la manifestazione di interesse dovrebbe arrivare entro metà maggio.
Secondo indiscrezioni di stampa, tra i soggetti interessati ci sarebbero il fondo sovrano di Abu Dhabi, ADQ, il colosso spagnolo Aena e il gruppo Mundys che controlla già Aeroporti di Roma e gli scali della Costa Azzurra. Nei mesi scorsi erano stati segnalati anche l’interesse di F2i tramite 2i Aeroporti – già presente a Linate, Malpensa, Napoli, Torino, Trieste e Bologna – oltre a quello dei gruppi francesi Aéroports de Paris e Vinci Airports, e del gruppo argentino Corporación América di Eduardo Eurnekian, gestore di una cinquantina di scali nel mondo tra cui Firenze e Pisa.
I soci si riuniranno per stilare il bando effettivo, con l’aiuto di vari advisor, ovvero Mediobanca per gli aspetti finanziari, Gianni & Origoni per l’assistenza legale e Steer per la componente industriale e tecnica, probabilmente in estate.
Intanto, l’avvio della procedura soddisfa il sindaco di Catania, Enrico Trantino: “la privatizzazione può sostenere uno scalo in costante crescita. Da sola la società anche con finanziamenti bancari, non riuscirebbe più a sostenere i flussi di traffico con la velocità a cui bisognerebbe farlo. Quindi bisogna essere pronti a rivolgersi a capitali esterni, sempre con la tutela dei territori”. Il futuro acquirente acquisirà una quota compresa tra il 51 e il 66% di Sac, per una vendita che si prospetta miliardaria.
Parere positivo anche dai sindacati che però chiedono sin da ora “tutele occupazionali e retributive dei lavoratori di Sac e Sac Service”.
Perplessità esprime invece Franz Cannizzo, responsabile nazionale Turismo di Sviluppo Mezzogiorno, che pone alcune domande: “quanto vale davvero l’aeroporto di Catania? Le cifre che circolano da anni – oltre un miliardo di euro – non sono fantasie, sono stime ragionevoli. Eppure il comunicato ufficiale le liquida come “non attendibili”. Il risultato pratico è che i Comuni di Catania e Comiso, e tutti gli enti pubblici coinvolti, dovranno deliberare la vendita di un asset strategico senza un prezzo di riferimento condiviso.
La seconda domanda: chi decide, e in quanto tempo? Il processo di privatizzazione coinvolge la Regione Siciliana, il Comune di Catania, il Comune di Comiso, altri enti locali, ENAC e il Ministero delle Infrastrutture. Ognuno di loro deve deliberare nel proprio consiglio. Ma basta un consiglio comunale che si impunta, una delibera contestata, un ricorso al TAR, e il processo si blocca per mesi o anni.
La terza domanda, e forse la più importante per i catanesi: cosa ci guadagna davvero la città? Un privato che compra un aeroporto non lo fa per amore del territorio. Lo fa per guadagnarci. E per guadagnarci, concentrerà le risorse dove il traffico è più denso e più redditizio. Fontanarossa, probabilmente, andrà bene. Comiso rischia di diventare un aeroporto di serie B, aperto d’estate e semichiuso d’inverno.
Inoltre, la cosa più preoccupante è che non si parla di di eventuali obblighi imposti al futuro compratore. Nessun vincolo sulle rotte. Nessun target di investimento. Nessuna clausola che garantisca ai catanesi che l’aeroporto continuerà a servire la comunità e non solo il bilancio del nuovo proprietario”.