sabato, 19 Settembre 2020

Restauro eccezionale di un dipinto cinquecentesco in Sicilia durante il lockdown

La pandemia ha cristallizzato ogni attività, ma in una casa di Trapani una restauratrice ha continuato a lavorare. Il lavoro sulla “La Pietà con le sante Lucia e Agata” è un restauro eccezionale: uno dei pochissimi, forse l’unico, portato a termine durante l’emergenza. E ha riservato moltissime sorprese.

Il progetto è della Fondazione Le Vie dei Tesori: alla fine della manifestazione, la Fondazione ha chiesto ai suoi follower di scegliere tre tesori da restaurare, quest’anno con il sostegno di Lottomatica Holding. Viene avviata una votazione on line, e il pubblico seleziona tre beni tra i sei proposti. Alla fine, con circa diecimila voti (circa il 41,5% dei partecipanti), l’olio su tavola della Cappella della Mortificazione, nel complesso dei Domenicani a Trapani, la spunta sugli altri concorrenti, seguito dalla cupola del campanile del convento del Carmine di Marsala (40,9 per cento dei voti) e dalle sfingi del Gymnasium dell’Orto Botanico di Palermo, dei quali si sta per avviare il restauro. Adesso il primo di questi tre restauri giunge al termine, proprio perché condotto in circostanze eccezionali, mentre tutto il mondo era fermo.

Per fortuna, al momento dell’emergenza, la tavola non si trovava già più nella sontuosa e minuscola cappella trapanese dove sarebbe stato impossibile lavorare, ma dal 14 febbraio – con il consenso della Sovrintendenza e della Diocesi di Trapani – era stato trasferito nello studio della restauratrice, Claudia Bertolino, che ha potuto quindi continuare la sua opera anche durante il lockdown.

Sotto le sue mani il dipinto di autore ignoto, realizzato tra il XVI e il XVII secolo, torna alla sua bellezza originaria. E la restauratrice scopre che sotto la pellicola pittorica, che in diversi punti è molto compromessa, esiste una tavola molto più preziosa.

“Sembrava un dipinto interessante, seppure di fattura popolare – spiega Claudia Bertolino – e invece abbiamo scoperto una mano molto raffinata, per un’opera che non è di inizio ‘500 come si era pensato finora, ma della fine dello stesso secolo. Riporta anche un’iscrizione lacunosa in cui è nascosta l’identità dell’autore, ma la stanno studiando gli storici dell’arte. È di certo una tavola realizzata nella Sicilia orientale (dove è molto forte il culto delle sante Lucia e Agata), che ha dovuto sopportare dipinture e restauri molto invasivi, ora rimossi: durante l’intervento più antico sono stati rifatti di sana pianta i volti delle sante e quello della Madonna, che denuncia una mano più tarda. Un secondo restauro è del 1837 (c’è la data in calce) e ha insistito sulle figure. Ripulendo lo sfondo scuro, che appariva come un ambiente montano, sono sbucati fuori un paesaggio marino con pescatori e barche; e uno stemma misterioso, ‘cinque tavolini racchiusi in due quadranti, con gigli e un’aquila’, iscrizione che non esiste nell’araldica siciliana”.

Il restauro è stato completato e a breve l’olio su tavola tornerà nella Cappella: la Diocesi sta pensando a una presentazione pubblica proprio durante la prossima edizione de Le Vie dei Tesori, a settembre: Trapani parteciperà al Festival insieme con altre tredici tra città piccole e grandi.

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