Si alza il sipario su Gibellina capitale arte contemporanea. Giuli: posto sacro
16 Gennaio 2026, 10:00
Con una due giorni di performance, concerti, apertura di mostre e la cerimonia inaugurale si è aperto l’anno di Gibellina capitale italiana dell’arte 2026 nel giorno dell’anniversario che la notte tra il 14 e 15 gennaio 1968 devastò la valle del Belice. La cittadina diventa simbolo di resilienza e rinascita attualizzando il sogno del sindaco visionario Ludovico Corrao che trasformò il paese distrutto dal sisma in un museo a cielo aperto.
Arrivato nel paesino del trapanese il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha detto: “Gibellina non poteva che essere la prima Capitale italiana dell’arte contemporanea per le stesse ragioni per cui si costruisce un tempio: perché il luogo in cui lo si costruisce è sacro. Questa terra ha saputo rigenerarsi e fare di un’immane tragedia qualcosa di sacro, intonato alla bellezza e all’arte. La Stella di ingresso al Belice, l’istallazione simbolica di Pietro Consagra, è il simbolo della nostra Repubblica, una porta d’ingresso nelle istituzioni italiane, nell’anima dell’Italia, che è rappresentata da una stella, quella della dea Venere”.
Il sindaco del comune belicino, Salvatore Sutera, parla di riattivazione del “laboratorio Gibellina” che accogliendo numerosi artisti, soprattutto giovani”, vedrà la realizzazione “nella nostra città e per la nostra città le loro opere”.

Nel pomeriggio il ministro Giuli ha inaugurato le prime mostre. Alla fondazione Orestiadi “Colloqui: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo”, a cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, che mette in relazione le opere di cinque artiste centrali nella storia culturale di Gibellina e nel panorama dell’arte italiana, riaffermando un’attenzione pionieristica al lavoro delle donne come parte integrante del progetto civico e comunitario della città, e “Dal mare. Dialoghi con la città frontale”, a cura di Andrea Cusumano, che riunisce le video-installazioni Resto del duo Masbedo e The Bell Tolls Upon the Waves di Adrian Paci, offrendo una riflessione sul Mediterraneo come orizzonte umano, politico ed esistenziale allestita nel teatro di Pietro Consagra.
“Simbolo autentico di rinascita, forza e resilienza – ha detto l’assessore regionale ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – Gibellina rappresenta un unicum nel panorama culturale nazionale e internazionale. Un luogo che, sin dalla sua ricostruzione, ha saputo trasformare la ferita della distruzione in un potente laboratorio di sperimentazione artistica, diventando una vera e propria chiamata a raccolta per artisti poliedrici provenienti da tutto il mondo”. Oggi incarna pienamente quella vocazione multiculturale e contemporanea che le è valso il riconoscimento di Capitale dell’arte contemporanea, un modello virtuoso capace di essere esportato e raccontato oltre i confini regionali”.
“Gibellina è molto più di un luogo: è un’idea di rinascita. Capitale dell’Arte Contemporanea 2026 significa riconoscere il coraggio di una città che ha trasformato la ferita del terremoto in un linguaggio universale fatto di arte, memoria e futuro. Qui l’arte non è ornamento, ma identità viva, capace di unire storia, sperimentazione e comunità. Gibellina continua a dimostrare che la cultura può essere un atto di resistenza e di speranza, un ponte tra ciò che è stato e ciò che può ancora nascere”, hanno commentato Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale di ANCI Sicilia.